cronaca

Calabria, la denuncia del papà di un bimbo disabile: “Mio figlio ha bisogno di una cannula salvavita, ma per la Asl non c’è budget”

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Senza una cannula tracheostomica, suo figlio non può respirare. Senza le sonde per la peg, non ha possibilità né di mangiare né di assumere farmaci. “Ma all’ufficio protesico di Siderno mi hanno detto che per questi presidi medici non c’è budget. Significa che in Calabria i malati gravi devono morire perché la loro assistenza non viene messa a bilancio?”.  

Parola di Saverio Genovese, padre di un bambino che a 20 giorni dalla nascita ha iniziato a combattere con le conseguenze di un ictus che gli ha provocato un esteso danno cerebrale e adesso deve combattere con la burocrazia di una sanità zoppa per avere i presidi medici che gli permettono di sopravvivere. “Non siamo gli unici in questa situazione. Solo a Siderno, ci sono oltre 200 persone in attesa – denuncia Genovese –  Non si viene a sapere perché c’è sempre una sorta di pudore nel parlare delle condizioni mediche di familiari. Ma adesso si è passato il limite”. 

Per questo, assistito dall’avvocato Andrea Dacqua, ha deciso di presentare un esposto – al momento contro ignoti – per chiedere alla procura di Locri di individuare chi non abbia messo a bilancio i fondi necessari per fornire ai malati gravi terapie salvavita. Un esercito silenzioso, che nel territorio governato da un’Asp commissariata per mafia e sull’orlo del default per i troppi debiti accumulati anche a causa delle fatture pagate due o addirittura tre volte persino ad aziende dei clan, rimane spesso senza assistenza.  

Saverio Genovese e la sua famiglia lo possono testimoniare. Da quando l’ictus ha colpito il figlio appena nato lasciandogli in eredità una tetraparesi spastica distonica, la loro è una battaglia solitaria. In mezzo ci sono cinque anni, di cure e ricoveri. Fuori regione, ovviamente. “Nel suo primo anno di vita siamo stati per otto mesi al Bambin Gesù, da allora ogni anno mio figlio si deve sottoporre ad almeno quattro o cinque ricoveri di controllo. Tutto a nostre spese”.  

Nonostante le difficoltà però – spiega Genovese – “non è questo il problema. Quando il bambino può sottoporsi alle terapie riabilitative di cui ha bisogno, i progressi ci sono. Qui tutto il suo lavoro e la sua caparbietà vengono vanificati”. Oltre che di assistenza infermieristica qualificata continua avrebbe bisogno di essere seguito da logopedisti, fisioterapisti, psicomotricisti. “Qui non abbiamo diritto a nulla di tutto ciò. Oggi ci negano anche presidi salvavita come le cannule che servono a mio figlio per respirare. Fra dieci giorni dovrò cambiarla e nessuno ha saputo dirmi se sarà possibile”. Da qui l’esposto. E una richiesta di incontro urgente al procuratore di Locri Luigi D’Alessio, al commissario alla sanità in Calabria Guido Longo e al direttore sanitario dell’Asp di Reggio Antonio Bray

“La sanità calabrese – scrive nell’esposto – omette negligentemente di garantire servizi ed assistenza al bambino con la naturale conseguenza che il malato rimane incurato mentre i genitori patiscono un vero e proprio calvario, costretti a girovagare senza meta nei meandri della squallida burocrazia, forse, ci chiediamo, creata ad arte per consentire la gestione clientelare del servizio pubblico e rendere impossibile l’accertamento di responsabilità penali e amministrative”.

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