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Esplodenti Sabino: «Pronti a chiudere» 

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Incontro azienda-sindacati dopo lo stop alla fabbrica per la tragedia del 21 dicembre. In bilico 80 posti di lavoro

CASALBORDINO. La Esplodenti Sabino potrebbe chiudere per sempre lasciando a casa 80 lavoratori. A confermare la drammatica notizia sono i rappresentanti sindacali. Nel corso di un colloquio con il titolare dell’azienda, Gianluca Salvatore e i dirigenti Tiberio Giustiniano e Stefano Stivaletta, i sindacati hanno sollecitato il pagamento degli emolumenti mensili ai dipendenti. I responsabili della polveriera hanno dichiarato di avere risorse limitate e di non escludere una possibile chiusura del sito produttivo. Una doccia fredda per 80 famiglie. All’incontro con le organizzazioni sindacali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec uil, e Rsu aziendali, hanno partecipato insieme ai rappresentanti della direzione aziendale della Sabino anche rappresentanti di Confindustria.

«L’azienda», spiegano i idacalisti Emilio Di Cola, Massimiliano Recinella e Arnaldo Schioppa, «ha confermato di essersi messa a totale disposizione degli inquirenti affinché, nel più breve tempo possibile, si giunga alla chiusura delle indagini. Come organizzazioni sindacali abbiamo sollecitato la Esplodenti Sabino a farsi carico delle retribuzioni dei dipendenti che sono attualmente in cassa integrazione guadagni ordinaria. I referenti aziendali, hanno ribadito l’attuale difficoltà finanziaria conseguente al totale blocco produttivo dell’azienda. Per questo hanno garantito solo il pagamento della mensilità di gennaio. Fatto ancora più preoccupante, non hanno escluso la chiusura del sito produttivo».

I sindacati non nascondono di essere molto preoccupati e per evitare che la situazione peggiori a causa del protrarsi dell’inattività aziendale, lanciano un appello alla Procura di Vasto. «Auspichiamo», annotano Di Cola, Recinella e Schioppa, «che la Procura della Repubblica di Vasto, faccia tutto il possibile affinché, compatibilmente con le necessità istruttorie, si portino a compimento le indagini in tempi celeri. L’auspicio è che si possa trovare una soluzione che permetta la ripresa, anche parziale, dell’attività lavorativa per proteggere e garantire i livelli occupazionali e scongiurare la ventilata chiusura aziendale».

D’accordo con i sindacati è il sindaco di Casalbordino, Filippo Marinucci. «Chiedo alla magistratura, ma anche ai componenti la Commissione provinciale per la sicurezza da cui dipende il ripristino della licenza della Sabino sospesa il 24 dicembre, di accelerare i tempi. Ottanta lavoratori devono sapere se potranno o meno tornare a lavorare. Qualora non fosse possibile», dice Marinucci, «i lavoratori andrebbero ricollocati. Un passaggio affatto semplice in un periodo di crisi economica e pandemica . Per questo è importante sbloccare la situazione». (p.c.)

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