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Abusi sessuali su un’adolescente: il pm chiede due rinvii a giudizio 

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L’accusa: la ragazzina picchiata dalla madre per sottostare alle violenze, commesse dal 2010 al 2016 Uno degli imputati ha continuato a perseguitarla anche quando la vittima è diventata maggiorenne

di Maurizio Cirillo

PESCARA. Arriva davanti al giudice per l’udienza preliminare Nicola Colantonio una brutta storia di abusi su una minorenne che sarebbero stati compiuti con la complicità della madre della giovane vittima. Una adolescente costretta ad avere rapporti sessuali con i clienti (l’inchiesta ne ha individuati due, ma uno in particolare, destinatario di una misura cautelare di divieto di avvicinamento alla parte offesa) che le procurava la madre, prostituta e tossicodipendente, che non si faceva scrupoli a maltrattare la figlia se cercava di opporre resistenza.

Violenze che sarebbero andate avanti dal 2010 al 2016: iniziate quando la ragazzina aveva meno di dieci anni e proseguite per anni fino alla morte della madre, che si tolse la vita per altre ragioni. Una drammatica vicenda che venne fuori tre anni dopo l’ultima violenza subita, quando la ragazza, ormai maggiorenne, iniziò a essere letteralmente perseguitata da uno dei due indagati che a tutti i costi voleva riprendere quei rapporti che la ragazza aveva bruscamente interrotto dopo la morte della madre. Violenze che sarebbero state compiute in alcuni centri della provincia di Pescara, luoghi che gli investigatori hanno ricostruito proprio con l’ausilio della vittima che si decise a sporgere denuncia contro quell’uomo che ritrovava dappertutto: fuori della scuola, sul bus, davanti alla scuola guida.

Un ménage familiare che fotografa un degrado totale, con il tribunale per i minorenni dell’Aquila che a un certo punto, senza conoscere la vicenda degli abusi, decide di togliere la ragazza alla madre per affidarla ai nonni paterni. Ma lo sfruttamento della piccola vittima non finì neppure con quell’allontanamento perché la madre, nel giorno della settimana stabilito per vedere la figlia, si presentava sistematicamente dai suoceri per prelevarla in compagnia di uno degli imputati. Quest’ultimo, si legge nel capo di imputazione, «compiva atti sessuali sulla ragazza, a volte picchiata dalla madre alla presenza dell’imputato, proprio per costringerla a sottostare a detti atti». Le dichiarazioni della parte offesa vennero esaminati da una psicologa su segnalazione dei servizi sociali che aveva dato supporto alla ragazza dopo l’evento luttuoso relativo alla perdita della madre. E la psicologa ritenne pienamente attendibili i racconti della vittima. «La resistenza della ragazza», scrisse il gip nella misura cautelare adottata contro il principale imputato, ma solo per gli atti persecutori in quanto la violenza non era più attuale, «ai contatti con la madre e con l’uomo che l’accompagnava e che abusa di lei, era arrivata a tal punto che, in un’occasione, ella era persino giunta a procurarsi delle lesioni, pur di non essere portata via da costoro». E quando la vittima divenne maggiorenne e quell’incubo si ripresentò di nuovo, costringendola a subire la continua presenza del suo violentatore che trovava dappertutto nel corso della giornata, la denuncia fece venire alla luce quegli abusi che avevano segnato l’adolescenza di quella povera ragazza.

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