cronaca

Romeo morto per difendere gli amici: “Quei ragazzi venuti da fuori coi coltelli”

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FORMIA – Sulla terrazza che affaccia sulla darsena dei pescatori di Formia restano decine di mazzi di fiori bianchi. Un piccolo altare laico che ora riveste e nasconde quella panchina su cui è morto, accoltellato senza ragioni, se non i «futili motivi» di cui parla la questura, Romeo Bondanese. Diciassette anni appena, studente del nautico Giovanni Caboto di Gaeta, difensore di una squadra locale, il Cassio Club, col sogno di indossare la maglia della Juve.

In via Vitruvio è una processione incessante di amici, compagni di classe e di squadra, conoscenti, passanti, che si fermano e lasciano un ricordo: «Buon viaggio fra’», «Sarai sempre il nostro angelo custode», «Ciao piccoletto». Alle 16.30 il silenzio collettivo si scioglie in un applauso: «A Romeo!».

La famiglia – la mamma Pina, il fratello Francesco e il papà Domenico, che nel paese conoscono tutti perché gestisce un’azienda d’arredamento per locali e negozi, l’Italdesign, ed è un ex dirigente del Formia calcio – è chiusa nel suo dolore. Lo zio, l’avvocato Salvatore Orsini, racconta: «Romeo era un ragazzo d’oro, educato, di buona famiglia. Ed è stato ucciso da persone che sono venute da fuori, in piena emergenza Covid, e armate».

Per l’accoltellamento di Romeo e di suo cugino Osvaldo, ricoverato all’ospedale Dono Svizzero con una prognosi di 60 giorni dopo un’intervento d’urgenza alla coscia, da ieri Camillo B., 16enne di Casapulla, piccolo centro in provincia di Caserta, anche lui promessa del calcio nel vivaio della Materdei di Napoli, si trova nel centro di accoglienza minorile di Roma, in attesa di essere interrogato.

Dalla questura di Latina precisano che in via Vitruvio, la strada dello struscio di Formia, che alle 19.30 di martedì grasso era piena di gente, famiglie, giovani, bambini, due giovani sono «giunti alle mani», che alla colluttazione si sono aggiunti altri ragazzi, in tutto una decina, per difendere i loro amici. Ed è lì che è spuntato un coltellino svizzero, o forse più lame, di cui ancora non v’è traccia e che ha reciso l’arteria femorale di Romeo. «Pensiamo che vi fosse più di un coltello e non escludiamo che siano poi stati buttati in mare», rivela un investigatore.

Gli agenti del commissariato di Formia hanno ascoltato diversi minori coinvolti nella lite e anche il 17enne ferito, che avrebbe fornito una ricostruzione piuttosto precisa dei fatti. Complice l’alcol, gli inquirenti non escludono che il gruppetto di Formia abbia apostrofato quattro ragazzi casertani, alcuni sembra giunti in scooter partendo direttamente dalla Campania. A quel punto gli animi si sarebbero scaldati e, forse dopo un pugno sferrato dalla vittima, la situazione sarebbe degenerata. «I colpi venivano diretti tutti alle gambe», precisa un altro investigatore. Delle “puncicate”, come si chiamano le coltellate sotto la cintura, che sono state però fatali.

Un poliziotto e un agente della polizia penitenziaria, liberi dal servizio, hanno fermato il 16enne, che aveva la mano destra insanguinata e stava cercando di allontanarsi. Quel che è emerso è che il giovane stava facendo uno stage all’istituto nautico, lo stesso frequentato da Romeo, e alloggiava in un convitto che ospita i ragazzi dell’alberghiero di Formia, come Osvaldo, il cugino della vittima.

«Qualunque sia il motivo non si può morire così – dicono gli amici e le amiche di Romeo – Noi siamo qui ogni sera, è il nostro punto di ritrovo. Romeo faceva parte della nostra vita da sempre. E martedì siamo corsi giù e lo abbiamo trovato in una pozza di sangue. Ora qualcosa a Formia deve cambiare». Secondo il questore, Michele Spina, non ci sono però elementi per pensare però ad affari legati alla droga o alla criminalità. E i legali delle vittime, gli avvocati Vincenzo Macari e Civita Di Russo, oltre a chiedere «rispetto e riserbo per lo sconfinato dolore» delle famiglie, hanno smentito anche la tesi di un «regolamento di conti». Tutti i protagonisti sono giovanissimi e incensurati. Ora al vaglio degli investigatori ci sono i telefoni cellulari e le telecamere del Mc Donald’s, della banca e dei negozi che affacciano su via Vitruvio.

Oggi ci sarà anche l’autopsia sul corpo del giovane Romeo affidata dal sostituto procuratore per i minori di Roma, Maria Perna, al dottor Vincenzo Maria Grassi. Mentre i suoi compagni di scuola torneranno in classe, dove «ci sarà un banco vuoto, una sedia vuota, per una vita spezzata. Siamo attoniti, increduli, annichiliti – dice la preside del Caboto, Maria Rosa Valente – Romeo rimarrà sempre nei cuori di tutti noi con il suo sorriso, la sua gioia di vivere, le sue passioni, la sua energia»

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