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Restano senza ristori oltre 20mila imprese 

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Beffa per le attività nelle zone rosse decise dalla Regione

di Monica Pelliccione

L’AQUILA . Ristori negati a oltre 20mila imprese. Tante sono le attività ferme, nelle province di Pescara e Chieti, dove il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha decretato la zona rossa. Commercianti, artigiani, piccole imprese di metà Abruzzo rischiano di non vedere neppure un euro a copertura delle due settimane di fermo: la zona rossa, infatti, è stata decisa dalla Regione e non dal Governo. E in questo caso, al momento, non sono previsti indennizzi. Il Centro fotografa la drammatica situazione attuale, con il 30% delle attività che – stime delle associazioni di categoria – rischiano la chiusura definitiva, se non si interverrà immediatamente. Marsilio è stato chiaro: «Dobbiamo garantire il sostegno economico alle imprese. Nessuno può sostenere la tesi che le zone rosse decretate dalle Regioni non abbiano diritto ai ristori».

Richiesta che il governatore avanzerà con forza anche nell’incontro che la Conferenza delle Regioni ha chiesto al presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi.

RISTORI IN ZONA ROSSA. «Il fatto che il decreto per i ristori non viene ancora scritto e approvato, non significa che le zone rosse decretate dalle Regioni non abbiano diritto agli indennizzi», dice Marsilio, «aspettiamo il “ristori-quinques” prima di dirlo. Per ora, nessuno ha diritto ai ristori perché ancora non c’è il decreto. Peraltro, ne ho già parlato con il ministro della Salute Roberto Speranza, e il principio nel recente passato che anche le zone rosse regionali, o arancioni, dessero lo stesso diritto ai ristori, non credo che verrà smentito oggi».

Marsilio parla di «garanzia del sostegno economico per tutti. A me non spaventa né chiudere né aprire», afferma, «quando è stato necessario ho decretato le zone rosse senza attendere le decisioni del ministero. A Chieti e Pescara, dove i due terzi dei casi di Covid sono da variante inglese, ho creato in modo prudente la zona rossa».

COPERTURA ECONOMICA. «Il problema che frena le Regioni e che apre il conflitto è che fino ad oggi, ad un anno di distanza dall’inizio della pandemia, non vi è stata un’adeguata capacità di copertura economica del danno che si crea con le chiusure», evidenzia Marsilio. «Se ci fosse stata nessuno avrebbe protestato più di tanto. Con senso di responsabilità, cittadini, aziende e imprenditori avrebbero collaborato. Quando questo non accade e non garantiamo di poter portare a casa i soldi necessari per mettere insieme il pranzo con la cena, è evidente che la tensione sociale aumenta alle stelle e non si riesce a tenere insieme la comunità. Spero che il Ristori 5 dia una risposta seria a tutto il mondo economico».

CHI RISCHIA. Un’ecatombe. Le associazioni di categoria la definiscono così. Il presidente della Camera di commercio Chieti – Pescara, Gennaro Strever, spinge per la garanzia di ristori certi. Ma, soprattutto, per la riapertura delle attività.

«L’ho detto già lo scorso anno, ad inizio pandemia», sottolinea Strever, «non ci si può fermare, ma bisogna agire con intelligenza. Va riconosciuto come la diffusione del virus faccia paura, ma si può e si deve continuare a lavorare tutti, rispettando le misure di sicurezza vigenti, che vanno potenziate, prendendo le dovute precauzioni. Fermare è la soluzione più semplice, ma anche la più drammatica. Il Governo deve riconoscere i ristori alle imprese e alle attività abruzzesi, perché la Regione ha agito sulla base dei numeri, del rischio reale. Non possiamo pensare di chiudere ogni volta: non ci possiamo permettere di fermarci ogni 15 giorni».

I NUMERI. Circa 20mila imprese turistiche, della somministrazione di bevande e ristorazione e parte del commercio, dell’area Chieti – Pescara, sono state costrette a sospendere l’attività per la zona rossa.

Parziale stop anche nell’altra metà dell’Abruzzo, in arancione nelle province dell’Aquila e di Teramo. Difficile, anche per le associazioni di categoria che monitorano costantemente il mercato, fare stime precise. Ma il rischio è che il 30% delle attività chiuse a singhiozzo nel 2020 e all’inizio di quest’anno, scelgano di non riaprire più. E i ristori non arrivano: ancora si attendono le somme previste a ottobre, novembre e dicembre. «Le ordinanze regionali che impongono restrizioni e chiusure devono essere limitate e circoscritte. Non possono essere applicate su due province in modo indifferenziato», dichiara Lido Legnini, direttore Confesercenti Abruzzo, «servono subito ristori, anche se non ancora riceviamo quelli dei mesi scorsi, arrivati solo in parte. I negozi non possono essere chiusi ogni volta che scatta la zona rossa: va cambiata la normativa».

COMMERCIO IN GINOCCHIO. È uno dei settori più colpiti. Nel commercio la conta dei danni è altissima. «I ristori non bastano», afferma Marisa Tiberio, presidente Confcommercio Chieti, «sono solo piccoli oboli, non proporzionati al reale calo di fatturato. L’indennizzo, invece, è uno strumento più tecnico, che fa riferimento a quanto realmente si è perso rispetto all’anno precedente: siamo stati costretti a chiudere in date tra le più significative dell’anno commerciale. Mille o duemila euro di ristoro non spostano i bilanci di un’impresa. Inoltre, va rivista la modalità operativa dei codici Ateco, perché molte categorie sono state escluse».

Ieri i commercianti hanno dovuto pagare le rate di Inps e Iva «che non sono state sospese», dice Tiberio, «ma i ristori non arrivano. Attendiamo ancora quelli di ottobre, novembre e dicembre».

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