cronaca

Caccia alla pantera che spaventa la Puglia. “Non ci fa più dormire”

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Ha 10 anni. È un maschio. Ed è senza unghie. Pesa tra i 55 e i 60 chili. Potrebbe compiere in una giornata 40 chilometri, se fosse in uno spazio aperto. Ma siccome è tra ferrovie, strade, palazzi, ne fa 5-6. Scappa dai branchi di cani randagi. E non gradisce nemmeno l’uomo. Mangia uccelli. E ha gradito particolarmente anche le esche che le erano state posizionate sotto gli alberi: carne di pollo e tacchino, uno le basta per tre giorni. È scappata dal brindisino, probabilmente da casa di un pregiudicato di San Vito dei Normanni. Era fine novembre. Poi è stata vista a Ostuni, Locorotondo, Alberobello, Castellana Grotte, Turi, Acquaviva, Adelfia, Bari, Valenzano. Vaga quindi per le città della province di Brindisi e Bari, tenendosi sempre lontana dal mare, da più di due mesi. L’ultima volta è stata immortalata dalle foto trappole del servizio veterinario della Asl nel pomeriggio di venerdì, accanto a un condominio nella periferie di Valenzano.



Ah, è una pantera. E non è una leggenda metropolitana. È vera. “Leggenda? Alla faccia della leggenda… Me la sono trovata davanti e…”. Meglio lasciare perdere il resto del commento. Questo signore è un autotrasportatore ed è uno dei dieci avvistamenti ufficiali della pantera di Bari, la bestia che sta seminando il panico da giorni. Ci sarebbe effettivamente da sorridere (mitologici alcuni meme che stanno girando in queste ore, dal panzerotto in bocca al sindaco di Bari che la caccia come fosse un avventore qualsiasi ai temi del lockdown) se non fosse che la situazione è seria: la Prefettura ha aperto un tavolo tecnico invitando i cittadini alla cautela, a non andare in bicicletta nelle strade non urbane, a evitare le passeggiate in campagna. Molti comuni hanno vietato la circolazione, ieri droni e cani molecolari erano al lavoro per cercare di individuarla, i veterinari sono dotati di un fucile di precisione (spara a trenta metri) per anestetizzarla. Le segnalazioni si moltiplicano, molte, evidentemente, sono fake news. Il direttore dell’ospedale Di Venere, il più importante no Covid della città, l’altra sera dopo una segnalazione precisa ha dovuto ordinare ai primari di chiudere le porte dei reparti. Per paura che la pantera entrasse.

Tutti hanno paura. E infatti tutti cercano questo signore qui. “Uno importante mi ha chiesto: fa male? Ho detto: “Ti mang…””. Daniele Laguardia è il veterinario, tra i principali esperti di grandi felini in Italia. È il dottor Grant di Jurassic Park, un personaggio mitologico. Nella riunione in Prefettura qualche giorno fa ha lasciato tutti senza parole. “C’era ancora qualcuno che sperava nella bufala. Poi gli ho fatto vedere come la pantera aveva ridotto il pollo che gli avevamo messo come esca”. Pausa. “Hanno cambiato idea”. Parla della pantera come se la conoscesse. “Non mi fa dormire da giorni. Il mio compito è quello di anticipare le sue mosse. In parte ci stiamo riuscendo”. Risale la Puglia alla ricerca di pendii. Ama i casolari umidi, “le sono piaciuti molto i trulli. Sono entrato dove era stata e ho capito: l’odore è inconfondibile”. Ancora Laguardia: “È un animale antropizzato, l’avrà portato qui qualche deficiente che si voleva divertire”. (Checco Zalone che arriva sempre prima immaginò uno zoo fatto da animali così: indimenticabile il pinguino). “Secondo me ha più paura lei dell’uomo che l’uomo di lei. Ma se la incontrassi, penserei a mettermi al sicuro piuttosto che fare una foto con il cellulare”. Il riferimento è ai mitomani che la stanno segnalando ovunque. La pantera di Bari, nella zona, è una leggenda come gli alligatori nelle fogne di New York. L’importante è non dimenticare mai com’è nata quella leggenda: un alligatore, negli anni ’30, è spuntato da un tombino mentre i ragazzi spalavano la neve. Occhio alla pantera.

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