cronaca

Palermo, la Finanza scopre cinquanta boss e 95 familiari col reddito di cittadinanza. Dal “re” della Kalsa ai manager dei clan

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Fino a qualche anno fa, erano in carcere, con l’accusa di essere capimafia, esattori del pizzo e trafficanti di droga. Ora, sostengono di essere diventati poveri. Sono cinquanta condannati e 95 familiari. Hanno chiesto, ed ottenuto, il reddito di cittadinanza. Omettendo di dichiarare nell’autocertificazione le loro condanne. Per questa ragione, sono indagati per truffa aggravata, a 26 di loro la Guardia di finanza ha già notificato i provvedimenti di sequestro preventivo d’urgenza disposti dal procuratore aggiunto di Palermo Sergio Demontis e dal sostituto Andrea Fusco. I sequestri, convalidati dal gip Ermelinda Marfia, variano da 700 a 10.400 euro, in base alle somme percepite. L’ennesimo caso, che ha accertato una truffa da un milione e 200 mila euro. Per i mafiosi, il reddito di cittadinanza sembra essere diventato ormai uno status simbol, ma è anche la certificazione più ambita, quella di essere povero. Per provare a tenere lontani sequestri e confische. Ci provano sempre boss e gregari, oggi più che mai.

Fra i finti poveri ci sono il “re” della Kalsa Antonino Lauricella, lo “Scintilluni” come lo chiamano in Cosa nostra per i suoi abiti sempre molto colorati. Già il giudice Giovanni Falcone si era occupato di lui negli anni Ottanta. Il boss, imputato al maxi ter, aveva negato ogni contestazione dei pentiti. Aveva negato pure il soprannome: “Nessuno mi chiama Scintilluni – disse nell’aula bunker – il mio unico soprannome è Nino il bello”. Ha incassato 7.126,67 euro.

Maneggiava molti soldi anche Bartolo Genova, nel 2008 era il reggente del mandamento mafioso di Resuttana e gestiva la cassa del clan. I carabinieri del Ros lo intercettarono mentre passava soldi alla moglie del superkiller Salvino Madonia, Mariangela Di Trapani, poi arrestata pure lei perché gestiva gli affari di famiglia. Nella sala colloqui al 41 bis, la donna diceva sempre un gran bene al marito della “nipote di Santina”, questo era il soprannome di Bartolo Genova, che amministrava la cassa assistenza per le famiglie dei detenuti. Un tempo, lo dava lui il reddito di cittadinanza mafiosa. Dallo Stato, era riuscito invece a intascare finora 1.419,84 euro.

Un altro beneficiario del reddito di cittadinanza è Filippo Fiorellino, soprannominato Ciuriddu. Organico alla cosca di Corso dei Mille, molto vicino al boss Pietro Vernengo. Il pentito Andrea Bonaccorso raccontò che a fine anni Novanta Ciuriddu partecipava a lucrosi affari di droga: un traffico di hashish proveniente dalla Spagna, 600-700 chili a viaggio, un business organizzato con i soldi delle famiglie di Brancaccio e Corso dei Mille. Chissà dov’è nascosto il suo tesoro. Fiorellino è uno degli ultimi arrivati fra i beneficiari del reddito di cittadinanza, ha incassato 513,60 euro.

Spiega il colonnello Alessandro Coscarelli, il comandante del Gruppo di Palermo della Finanza: “Abbiamo ricostruito la lista di tutti i condannati per reati di mafia degli ultimi dieci anni e l’abbiamo incrociata con quella dei percettori del reddito di cittadinanza. Un’analisi di 1.200 nomi”. Le sorprese sono state davvero tante. Incassava il sussidio anche Vincenzo Vallelunga, esponente della famiglia mafiosa di Carini, che anni fa gestiva un lucroso investimento del clan in favore di un imprenditore che doveva realizzare un complesso turistico. Reddito di cittadinanza anche per Tommaso Militello, esattore del racket per conto della famiglia di Brancaccio. A fine anni Novanta, dopo i continui blitz che avevano colpito il clan, i capimafia della zona si videro costretti a fare una spending review, con dei consistenti tagli agli stipendi degli uomini d’onore. “Ti pare onesto – commentavano alcuni mafiosi parlando di Militello – ha un bel pezzo di tempo che è carcerato, gli dovevano dare di più. E’ finito il mondo”. Era diventato un caso quell’esattore del pizzo messo in cassa integrazione. Di recente, ha avuto 213 euro di reddito di cittadinanza. Era andata meglio a un altro esattore del pizzo, Rosario Rizzuto, che ha incassato 3.597 euro.

La cifra più alta, 10.400 euro, è stata data a Salvatore Prestigiacomo, arrestato nel 2013 in un’operazione sulla mafia della provincia palermitana. Segue Salvatore La Puma, di Alcamo, con 9.000 euro. Poi, Tommaso Sciacovielli, 4.024,54 euro. Reddito di cittadinanza anche per Maria Vitale, la postina dei boss di Partinico: dopo l’arresto del padre e dello zio, i boss Leonardo e Vito Vitale, portava le notizie fuori dal carcere. Aveva incassato 4.000 euro.

“Quest’indagine – spiega il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale delle Fiamme gialle – rientra in una più ampia strategia operativa che vede la Guardia di finanza impegnata a contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto economico sano nonché a tutela dei cittadini onesti che hanno concretamente bisogno dei sussidi pubblici soprattutto in questo periodo di crisi”. La Finanza lavora in stretto con l’Inps, “per l’irrogazione delle sanzioni previste e per il recupero delle somme indebitamente percepite”, spiega il generale Quintavalle.

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