cronaca

Omaggio di Orlando alla tomba di Marini «È stato un maestro» 

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Visita privata del ministro del Lavoro a San Pio delle Camere Un fiore «al ragazzo d’umile famiglia diventato un gigante» 

di Giustino Parisse

SAN PIO DELLE CAMERE. Andrea Orlando, da poco nominato ministro del Lavoro e delle politiche sociali nel governo Draghi e vicesegretario del Partito democratico, ha reso omaggio ieri mattina alla tomba dell’ex presidente del Senato Franco Marini deceduto il 9 febbraio scorso e che ora riposa nella cappella di famiglia nel cimitero di San Pio delle Camere, paese dove era nato ad aprile del 1933.

Orlando, in visita strettamente privata, è stato accolto all’esterno del cimitero dal sindaco di San Pio delle Camere, Pio Feneziani che ha indossato la fascia tricolore. Con Orlando, che è arrivato preceduto e seguito dalla scorta, c’era il figlio di Marini, Davide Maurizio. A salutare il ministro anche il segretario regionale del Pd Michele Fina. Orlando è arrivato intorno alle 9.45 ed è ripartito dopo una trentina di minuti per Roma.

Il sindaco Feneziani era stato avvertito della visita del ministro giovedì pomeriggio.

«L’adempimento delle mie funzioni, dopo il voto di fiducia, inizia stamane con un fiore», ha scritto ieri Orlando sulla sua pagina facebook. «Un fiore alla storia di un ragazzo nato in un paesino di poche centinaia di abitanti dell’Appennino abruzzese (San Pio delle Camere), primogenito di sette fratelli di un’umile famiglia operaia, arrivato a ricoprire, da uomo del popolo e allo stesso tempo delle Istituzioni, la seconda carica dello Stato. Questa vita di riscatto, a servizio del lavoro e del Paese, è stata possibile grazie alle sue straordinarie doti, ma anche grazie a un grande sindacato come la Cisl che ha potuto scalare partendo da un semplice ufficio contratti e vertenze e arrivando fino al suo vertice. Un fiore al leader politico che nel 1995 dal Partito popolare aprì la strada alla nascita dell’Ulivo e del Partito democratico. La forza politica di cui è stato padre fondatore, senza la fondamentale radice culturale del cattolicesimo democratico, non avrebbe avuto senso. Non avrebbe senso, e nemmeno futuro, anche oggi. Un fiore a chi è stato mio predecessore, ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nominato esattamente trent’anni fa, nell’aprile del 1991, e che per me è stato per tanti anni un punto di riferimento. Per tutti è stato sempre un maestro solido e vigile dei valori di solidarietà e partecipazione nell’azione politica, sempre dalla parte delle ragioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Inizio questo mio lavoro profondamente consapevole di salire sulle spalle di giganti come Franco Marini».

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