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Giovane imprenditore  chiude il pub: troppe spese

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penne, la crisi del commercio 

PENNE. Dopo 7 anni chiude per sempre il pub-ristorante Chicco Verde di Penne. Francesco De Fabritiis, il giovane imprenditore che in questi anni ha buttato anima e cuore nel suo progetto di…

di Francesco Bellante

PENNE. Dopo 7 anni chiude per sempre il pub-ristorante Chicco Verde di Penne. Francesco De Fabritiis, il giovane imprenditore che in questi anni ha buttato anima e cuore nel suo progetto di ristorazione, ha gettato la spugna definitivamente. Non si era arreso nemmeno quando nel 2017 aveva dovuto spostarsi da piazza Luca da Penne perché lo storico palazzo che ospitava il suo locale era stato dichiarato inagibile.

La pandemia invece non ha dato scampo alla sua attività. Dopo anni di sacrifici, passione, rinunce, investimenti. Tutto è andato all’aria. Troppo dura andare avanti tra zona rossa, restrizioni e soli servizi da asporto. In settimana Francesco ha detto basta e ha annunciato la chiusura definitiva del “Chicco Verde”, il risto-pub di Salita Duomo a Penne.

«Vi scrivo per una motivazione diversa dai soliti altri annunci ma non meno importante. L’anno trascorso è stato molto difficile per tutti e questa pandemia, che ci attanaglia da un anno ormai, mi ha portato a dover valutare altre strade. Per questo, dopo la chiusura di ottobre, ho dovuto prendere una decisione non semplice. Con estremo dispiacere vi comunico che il Chicco Verde non esisterà più», ha spiegato De Fabritiis dalla sua pagina Facebook. «Ringrazio tutti i miei amati clienti. È stato un bellissimo percorso, a volte difficile e tortuoso, ma bellissimo. Un grazie infinito a tutti coloro i quali, in questi sette anni, ci hanno dato fiducia scegliendoci: servirvi è stato un onore. Grazie a tutti i ragazzi che hanno lavorato con me, preziosi collaboratori, dai quali ho appreso molto. Il Chicco Verde siete stati voi tutti. Non vi dimenticherò mai».

Lo stop a ristoranti e bar dopo le 18 è stato una mazzata soprattutto nelle attività dei piccoli centri. Nell’area vestina, soprattutto quella montana, molti ristoranti hanno addirittura evitato di partire con l’asporto per abbattere ogni costo. Anche chi ha provato con asporto e consegne a domicilio, ha dovuto fare i conti con poche forme di sostegno e con le bollette, inesorabili ogni mese.

«Da aprile scorso abbiamo ricevuto 5mila euro, dilazionati nei mesi, di sostegno economico dallo Stato. Una cifra irrisoria che per noi ristoratori non basta nemmeno a coprire le spese. Non do colpa al Governo Conte, credo anzi abbia fatto il massimo possibile. Una bolletta della luce del nostro locale sfiora i 7-800 euro mensili. Io e la mia ragazza abbiamo dovuto fare una scelta: mangiare e vivere in casa o pagare le utenze del ristorante. Il lockdown di ottobre ci ha spinto a mollare definitivamente. Mi sono corciato le maniche e ho iniziato a cercare un altro impiego. Fortunatamente, l’ho trovato e potrò andare avanti con la mia vita. È stata dura chiudere il Chicco Verde, ma ho avuto il coraggio necessario per evitare che aumentassero i debiti. Ho già avviato la chiusura della partita Iva. Il Chicco Verde per me rimarrà un bel viaggio, per il quale ho combattuto, sudato, gioito e pianto», ha raccontato Francesco De Fabritiis.

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