cronaca

IL RUGGITO / Congo: il sacrificio non nasconda la verità

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NIZI, DEMOCRATIC REPUBLIC OF CONGO: Congolese teenagere mine for gold in Nizi town, 14 October 2003 in the Ituri region of the Congo. The gold trade in the area has reduced drastically due to war in the country. AFP PHOTO/SIMON MAINA (Photo credit should read SIMON MAINA/AFP/Getty Images)

Due giovani italiani sono stati trucidati in Congo sacrificando le loro vite al dovere di servire il nostro Paese. Onore a loro. Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Del Congo e Vittorio Iacovacci, il carabiniere della sua scorta, sono stati  massacrati i in un tentativo di rapimento mentre viaggiavano in  un convoglio delle Nazioni Unite verso Goma, nel Kivu, dove si trova il più grande campo profughi del mondo, 350mila persone senza niente in una dei lembi di terra più ricchi del mondo. I nostri due italiani viaggiavano verso l’inferno in terra per dare un aiuto ai disperati che vivono “dove Dio si rifiuta di guardare” .In un angolo nascosto dove il capitalismo occidentale e non il caso, dove le multinazionali anche italiane e non la natura, ha recluso un angolo di dannati.

I nostri due ragazzi sono stati uccisi da giovani come loro, congolesi in guerra perenne, o da bambini armati, che i due italiani non avevano chiamato e che non li volevano. Ora l’Italia commossa, abbia il coraggio di dire che questo sacrificio non deve essere invano e provi a rimuovere le ragioni del perenne conflitto congolese che si chiamano sfruttamento e schiavitù. Altrimenti altri nostri giovani moriranno per mano di chi abbiamo ridotto alla stato di bestie feroci..

Luca Attanasio, era un giovane stimatissimo diplomatico che rappresentava al meglio l’Italia in una zona di frontiera dove ogni giorno nostri connazionali, senza clamore, rischiano la loro vita. Vittorio Iacovacci aveva solo 30 anni. Il loro sacrificio è la conseguenza di un impegno coraggioso e silenzioso in difesa dei diritti umani nel terzo mondo. Un sacrificio per rappresentare il nostro Paese che ci fa soffrire e per il quale come italiani dobbiamo sentirci riconoscenti.

Lo stato libero del Congo nacque nel 1885. In realtà si trattava di un possedimento personale del re Leopoldo II del Belgio, che oppresse senza pietà i suoi immensi domini nel continente africano. Era una colonia belga i cui abitanti venivano crudelmente sfruttati, privati delle loro terre, mutilati, massacrati. La notizia non è certo nuova, perché così si comportavano i Paesi colonialisti. Il Congo era la maschera dietro cui nascondeva la sua insaziabile avidità. Il Belgio era arrivato in Congo con “l’intento umanitario” di aprire verso l’interno; per  la creazione di postazioni accoglienti, scientifiche e di conciliazione per abolire la tratta degli schiavi; per l’instaurazione di una pace stabile tra i capitribù e la proposta di un arbitrato giusto e imparziale tra di loro. Esattamente come oggi.  Il Congo  è figlio della storia di uno spietato sopruso, causato dalla brama di caucciù, avorio, oro, minerali preziosi. Per oltre un secolo se un villaggio si rifiutava di raccogliere quei materiali preziosi veniva distrutto. Gli si faceva la guerra. Gli si distruggevaono le risaie e gli si rubava il cibo. Gli abbattevano i plataneti, gli incendiavano le capanne e gli si portavano via gli oggetti di valore. A volte gli indigeni erano costretti a versare un pesante risarcimento. In genere i capi li pagavano con filo di ottone e schiavi e, se non c’erano schiavi a sufficienza, erano costretti a cedere le loro mogli.

Oggi invece… è uguale. E’ il cobalto che uccide: Apple, Google, Dell, Microsoft e Tesla sotto accusa per lo sfruttamento dei minori in Congo. I familiari di 14 bambini da 6 anni in su portano in tribunale alcuni grandi dell’hi tech: nelle miniere alcuni sarebbero morti, altri avrebbero riportato gravi danni fisici. L’accusa è pesante: molte multinazionali sarebbero complici nella morte o nella mutilazione di bambini costretti a lavorare in condizioni pericolose nelle miniere di cobalto, usato per le batterie di smartphone, laptop e auto elettriche. E’ la prima volta che le tech company si trovano davanti a una azione legale del genere. La causa è stata presentata a Washington Dc dall’ong locale International Rights Advocates per conto di 14 genitori e bimbi della repubblica democratica del Congo. Le famiglie chiedono i danni per lavoro forzato e ulteriori indennizzi per ingiusto arricchimento, supervisione negligente, imposizione intenzionale di stress emotivo. Le immagini negli atti giudiziari mostrano bambini con arti sfigurati o amputati; 6 sono morti nei crolli del tunnel, e gli altri hanno subito lesioni gravissime, fino alla paralisi. Queste aziende – le aziende più ricche del mondo – hanno permesso che dei bambini fossero mutilati e uccisi per ottenere il loro cobalto a buon mercato.

Il Coltan è un minerale di superficie, estratto da adulti e bambini per sfamare la nostra dipendenza da smartphone; il Coltan infatti è indispensabile per i nostri amati cellulari. E’ presente principalmente in Congo, dove si trovano circa l’80% delle risorse mondiali, e in pochi altri paesi. Per estrarlo ci vogliono profondi tunnel e numerosi schiavi che per la disperazione, si ritrovano a lavorare in condizioni di grande sfruttamento con una paga di pochi dollari al giorno, scavando con vanghe e, per le donne e i bambini, lavando a mano le pietre che trasporteranno per chilometri al mediatore più vicino. Questo fenomeno è stato inserito da Medici Senza Frontiere tra le prime  peggiori crisi umanitarie nella lista pubblicata online il 12 dicembre 2019. MSF infatti denuncia l’uccisione di centinaia di migliaia di persone, lo stupro di migliaia di donne, di bambini e talvolta anche di uomini.

di Leo Nodari

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