cronaca

Addio a Colalucci, il restauratore che svelò i colori di Michelangelo nella Sistina

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“La differenza fra la tecnica pittorica di Michelangelo, parlo proprio del modo di segnare con il pennello la parete, e quella grossolana di chi è intervenuto dopo di lui sugli affreschi della Cappella Sistina, è evidente a occhio nudo”, sottolineava Gianluigi Colalucci, sui ponteggi negli anni Novanta del restauro del capolavoro di Michelangelo in Vaticano, adirato contro chi lo accusava di aver buttato, insieme alle vernici annerite che coprivano i dipinti del ‘500, anche le (pretese) parti “a secco” del genio toscano.

Questa conoscenza diretta e profonda della tecnica ha permesso al restauratore romano, scomparso ieri a Roma, dove era nato 92 anni fa, di guidare quello che è stato indubbiamente il più importate restauro del XX secolo. Il cantiere  che ha permesso ai tecnici vaticani di riscoprire i colori della tradizione manierista, gli stessi “cangiantismi” che Michelangelo aveva sciorinato su tavola in capolavori quali il Tondo Doni, è stato guidato con la sicurezza di un capomastro medievale da Colalucci, la cui competenza antica trovava sempre riscontri puntuali nelle analisi chimiche e scientifiche realizzate in quei 15 anni di lavori intensi dalla équipe vaticana.

“È grazie al suo coraggio e al suo talento se oggi i colori della Volta e del Giudizio Universale di Michelangelo appaiono in tutto il loro folgorante splendore”, ha sottolineato la direzione dei Musei Vaticani, guidati da Barbara Jatta, nel comunicato che ha annunciato la morte dell’uomo che ha diretto per decenni il laboratorio di restauro della collezione papalina. Così il cantiere sugli affreschi della Volta (dipinta tra 1508 e 1512) e sulla parete dell’altare del Cappella Sistina (il Giudizio Universale, eseguito tra 1535 e ‘41) è diventato il capolavoro di Colalucci. E’ stata questa l’impresa che lo ha reso celebre in tutto il mondo come il maestro che curò Michelangelo, sebbene nella sua lunga carriera ha messo mano anche alle opere di Raffaello, di Giotto agli Scrovegni, di Leonardo (il San Girolamo dei Vaticani, ad esempio). E poi Guido Reni, Lorenzo Lotto, Tiziano, Mantegna, Caravaggio, Guercino, Perin de Vaga, Dosso Dossi.

Colalucci era nato nel 1929 a Roma e si era diplomato all’Istituto centrale per il restauro sotto la direzione di Cesare Brandi, il critico che aveva creato questa eccellenza dell’arte italiana. Aveva iniziato a lavorare nel laboratorio di restauro della Galleria nazionale di Sicilia. E aveva poi lavorato a Creta e a Padova prima di entrare, nel 1960, nello staff che si occupa della pitture dei Musei Vaticani, diventando nel 1979 capo restauratore. L’anno dopo comincia ufficialmente l’impresa della Sistina. Nel 1991 a Colalucci viene conferita la laurea honoris causa dalla New York University e nel 1995 dall’Università Politecnica di Valencia.

(agf)

L’anno prima era stata inaugurata, sopite le polemiche, la Sistina restaurata. Ricorda ora Claudio Strinati, ex soprintendente di Roma e studioso del Rinascimento: “In Vaticano, come capo restauratore, Colalucci rispondeva all’allora direttore Carlo Pietrangeli, un’altra grande figura, un uomo di altissimo valore”. E tra i detrattori più appassionati del lavoro della Sistina c’era anche il grande pianista Maurizio Pollini: “Colalucci raccontava che il maestro gli aveva scritto criticandolo e che lui lo aveva invitato in cantiere per spiegargli come funziona il lavoro di pulitura degli affreschi. E raccontava anche che Pollini, pur dandogli ragione, gli ribadì che a lui gli affreschi di Michelangelo piacevano di più prima, quando erano scuri. Ma certo questo è un giudizio tanto legittimo quanto soggettivo”. Conclude Strinati: “La percezione che oggi il pubblico ha dei colori di Michelangelo è quella che deriva dal lavoro di Colalucci ed è una percezione esaltante”.

Esperto di Michelangelo è anche Antonio Forcellino, impegnato in questi giorni in una semplice spolveratura del Mosè da lui recentemente restaurato con gli altri marmi della tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli a Roma. “Gianluigi era una persona di una generosità rara – racconta il restauratore -. Avevo posizioni diverse dalle sue ma poi mi sono schierato per lui quando sono arrivati gli attacchi di James Beck dagli Usa. Dieci anni dopo, in vista del mio libro su Michelangelo del 2004, sono stato a trovarlo nella sua casa di Torrevecchia, vicino a Roma. E lì lui mi ha regalato moltissime informazioni sul restauro della Sistina che ho riportato nel volume. Il mio è il ricordo di un uomo straordinario”, chiosa Forcellino.

Autore di numerose pubblicazioni – l’ultima è stata “Io e Michelangelo. Fatti, persone, sorprese e scoperte del cantiere di restauro della Sistina” (Edizioni 24 Ore Cultura, 2015) – Gianluigi Colalucci ha insegnato a Valencia e in altri istituti. Suo figlio Simone ha seguito le orme paterne mentre l’altro, Francesco, è storico dell’arte del Quirinale.

I funerali del maestro si svolgeranno domani, 30 marzo, alle 15, nella chiesa di Santa Chiara in piazza Giochi Delfici a Roma.

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