cronaca

Psicologa e legale della ragazza «Per lei un inferno sul web»

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TERAMO. Nell’Italia di panchine e scarpette rosse a scandire giorni e numeri della cronaca, ci sono storie che raccontano come la strada sia ancora in salita. È il filo conduttore con cui la…

TERAMO. Nell’Italia di panchine e scarpette rosse a scandire giorni e numeri della cronaca, ci sono storie che raccontano come la strada sia ancora in salita. È il filo conduttore con cui la psicologa e l’avvocato della ragazza che ha denunciato presunti abusi sessuali da parte del ginecologo Francesco Ciarrocchi (ora agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale) scelgono di intervenire sul caso. O meglio sui commenti che il caso ha scatenato sui social. Dice la psicologa Simona Di Vitantonio, presidente di A.Li.Co-D e responsabile della casa rifugio Frida per le donne vittime di violenza e maltrattamenti: «Su questo caso non c’è ancora un processo penale ma è già partito quello mediatico. Abbiamo dimenticato panchine e scarpette rosse nei commenti di uomini e donne su questa vicenda. Ma soprattutto di donne che si sono espresse con commenti indegni. Soprattutto da una donna su una donna. Questo comportamento non è un sostegno né rende giustizia al valore di donna ma è l’ennesima squalifca. Dobbiamo iniziare a rispettarci, ma soprattutto a rispettare l’altra. Nel dubbio bisognerebbe tacere, frenare l’impulso di dare definizioni, ma soprattutto giudizi e pregiudizi, avventati e arbitrari su una donna che decide di denunciare con forza un sopruso. Il cyber bullismo colpisce tutti, non solo gli adolescenti. La donna vittima prima deve raccogliere tutte rimaste per denunciare e poi per rimettere insieme i pezzi in un percorso lungo e doloroso».

Chiara l’avvocato Passamonti, che da anni si occupa di reati di violenza contro la persona: «Da avvocato donna dico che quando la donna denuncia sul web si scatena l’inferno e questo caso, purtroppo, ne è stata l’ennesima dimostrazione. Speravo che nel terzo millennio qualcosa fosse cambiato, che leggi e nuove connotazioni giuridiche, dopo il 1996 la violenza sessuale è diventato un reato contro la persona, avessero contribuito al cambiamento. Ma così non è. La ragazza ha avuto la forza di denunciare e i processi si fanno in tribunale. Esiste la presunzione d’innocenza certo, ma se il rispetto va dato all’accusato va ancora di più dato alla parte offesa. E io la chiamo parte offesa perchè conosco le carte».(d.p.)

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