cronaca

La Coop a Scoppito può restare aperta: vince il Comune 

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Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso dell’ente e chiude un’annosa battaglia legale. Il sindaco Giusti: «Bene così»

L’AQUILA. La Coop nel comune di Scoppito può restare aperta. Tutte le autorizzazioni rilasciate dall’amministrazione locale sin dal 2014 per l’avvio dell’attività commerciale sono legittime. A chiudere la vicenda – di cui negli anni scorsi molto si era parlato – è stata una sentenza del Consiglio di Stato che ha “ribaltato” una decisione del Tar del 2019 con la quale di fatto si “ordinava” la chiusura della sede Coop. In realtà il supermercato è restato sempre in attività perché lo stesso Consiglio di Stato, qualche mese dopo, aveva già sospeso la decisione del Tar. Ieri è stata pubblicata la sentenza di merito che ha accolto definitivamente il ricorso del Comune di Scoppito.

LA STORIA. Il Tar, in primo grado, aveva detto sì al ricorso dei Supermercati Gsg srl (che sono nella stessa zona) ritenendo fondati alcuni motivi di carattere urbanistico. Infatti, nel ricorso di Gsg, in sostanza si affermava che nel concedere il via libera alla Coop erano state violate le norme tecniche di attuazione del Piano regolatore del Comune di Scoppito. «Il Prg del Comune di Scoppito», scrissero i giudici nel luglio 2019, «nelle fasce di rispetto stradale consente la realizzazione di opere funzionali alla circolazione stradale e, in particolare, solo ai parcheggi pubblici. È provato in concreto che una parte dei parcheggi posti a servizio esclusivo della struttura commerciale occupa la fascia di rispetto stradale. Il Comune pertanto ha errato nell’assentire il rilascio del permesso per costruire considerando conforme alla normativa vigente la dotazione di parcheggi, prevista nel progetto, comprensiva di quelli che occupano la fascia di rispetto stradale». C’era poi la questione delle distanze dai confini. «L’edificio che ospita la struttura commerciale», affermava il Tar, «si trova in zona C del Prg e per un lato è posto sul confine della particella 937 in aderenza a un edificio preesistente sebbene le norme tecniche prescrivano la distanza minima di 5 metri dal confine per le costruzioni in zona C. Nessuna deroga è possibile anche nel caso di accordo tra i proprietari delle particelle confinanti in quanto le norme consentono – previo accordo dei proprietari – la costruzione in adiacenza alla preesistente costruzione solo nella zona B». Seguivano altre questioni relative sempre alle norme tecniche di attuazione del Prg.

LA SENTENZA. Il Consiglio di Stato “ribatte” punto per punto al Tar e i giudici scrivono fra l’altro: “Il Collegio non condivide l’interpretazione delle Norme tecniche di attuazione a cui è pervenuto il primo giudice, secondo la quale non è consentita la costruzione in aderenza o in appoggio in mancanza di disposizione espressa e in presenza di una disposizione specifica che disciplina la distanza dal confine. Infatti nelle Norme è rinvenibile una disposizione espressa della possibilità di costruzione in aderenza, applicabile alla fattispecie, con conseguente non applicabilità della disposizione specifica concernente la distanza dal confine nella zona C, che opera solo in via residuale qualora non sussistano le condizioni per l’applicabilità della prima”. Il resto della motivazione entra nel dettaglio su ogni aspetto censurato dal Tar in primo grado e conclude per l’accoglimento del ricorso del Comune di Scoppito. IL SINDACO. «È una sentenza che conferma la nostra correttezza amministrativa», dice il sindaco di Scoppito Marco Giusti, «ma la cosa più importante è che resta operativa un’attività importante per il territorio. Ho sempre rivendicato con forza insieme a tutta l’amministrazione l’azione che ha riqualificato un’area centrale allora degradata e che ha permesso l’arrivo di Coop. Siamo sempre stati convinti che quest’operazione rappresentasse un’ulteriore possibilità di sviluppo per la nostra economia».

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