cronaca

L’avvocato: «Scarpe senza tracce di sangue» 

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Delitto di Barisciano. Il legale del giovane arrestato: gli accertamenti del Ris non supportano le accuse

L’AQUILA . «Non ci sono tracce di sangue sulle scarpe». A rivelare l’esito degli esami biologici sulle calzature sequestrate a Gianmarco Paolucci, macellaio di 25 anni accusato dell’omicidio di Paolo D’Amico, è l’avvocato Mauro Ceci. L’accertamento è stato fatto ieri nei laboratori romani dei carabinieri del Ris, alla presenza anche del legale che assiste il giovane tuttora in carcere a Rieti.

Le scarpe sono state prelevate nell’abitazione di Paolucci e la marca sarebbe compatibile con un’impronta trovata all’interno del casolare nelle campagne di Barisciano dove viveva D’Amico, operaio dell’Asm che aveva 55 anni quando fu trovato morto il 24 novembre del 2019. I militari del reparto scientifico dell’Arma, dunque, hanno sottoposto le calzature al test per il rilevamento della presenza di tracce ematiche ma, a detta dell’avvocato, non hanno trovato alcun riscontro. Ulteriori accertamenti saranno avviati nelle prossime settimane per verificare la corrispondenza, così come sostiene l’accusa, dell’impronta trovata sul luogo del delitto con le scarpe sequestrate nell’abitazione di Paolucci.

A esami di laboratorio da parte del Ris saranno sottoposti anche un sifone e tracce trovate nelle case e nelle auto a disposizione del macellaio. Si tratta di elementi raccolti dai carabinieri a inizio marzo, nell’ambito di un accertamento tecnico irripetibile. In quell’occasione i carabinieri arrivati da Roma hanno esaminato le due auto già sequestrate, una Opel Corsa dell’indagato e una Fiat Panda in uso alla sua compagna, sempre alla ricerca di eventuali tracce anche ematiche. La stessa tipologia di accertamento è stata ripetuta anche all’interno di un’abitazione di Bagno nella disponibilità del giovane. Da qui è stato prelevato il pezzo di tubo da un bagno. I “tamponi” prelevati sono stati sette e da questi gli investigatori trarranno indicazioni nell’inchiesta sull’omicidio che per quasi un anno e mezzo è rimasto senza un presunto colpevole. Paolucci è stato arrestato all’inizio di febbraio e secondo la Procura a incastrarlo sarebbe la prova del Dna. Tracce biologiche appartenenti al macellaio, infatti, sarebbero state trovate nella parte bassa dei pantaloni della vittima. Questo particolare, secondo l’accusa, dimostrerebbe che Paolucci ha trascinato all’interno del garage del casolare di Barisciano il corpo di D’Amico, dopo averlo colpito con 22 fendenti inferti con uno scalpello e una mazzetta da carpentiere. (g.d.m.)

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