cronaca

“Gli assorbenti non sono bene di prima necessità, dopo le 18 non può comprarli”: dal Salento la denuncia di una 22enne

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“Gli assorbenti non sono un bene di prima necessità, per cortesia li riponga. Dopo le 18 non si possono più acquistare”. E davanti a quel cassiere così irremovibile una ragazza si è vista costretta a tornare a casa. A malincuore. Giustificazioni e spiegazioni sull’urgenza dell’acquisto però, non sono servite. Se non a scatenare un vespaio di polemiche.

L’episodio risale a martedì 30 marzo in un supermercato di Collepasso, in Salento. Sui social, da giorni, monta l’indignazione anche se l’articolo 2 dell’ordinanza regionale emanata dal pesidente della Regione, Michele Emiliano parla chiaro: “Dal 27 marzo fino al 6 aprile 2021, tutte le attività commerciali ammesse dal Dpcm del 2 marzo in zona rossa, chiudono alle ore 18, tranne le attività di vendita di generi alimentari, carburante e combustibile, edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie”.

E che gli assorbenti non rientrino tra i beni di prima necessità lo ha constatato sulla propria pelle Alessia Ria, una ragazza di 22 anni, residente a poche decine di metri dal supermercato. “Non sopporto le  ingiustizie – dice – e quando le donne vengono trattate male. Iscritta al primo anno di Università a Bologna segue il corso in cultura e pratiche della moda. Nel frattempo aiuta i ragazzini nel doposcuola. Anche martedì aveva fatto dad. Fino a tardi. E poco dopo le 18 aveva raggiunto il supermercato vicino casa. “Non avevo la macchina – racconta – e ho atteso qualche minuto prima di uscire. Mi sono attardata”.

Arrivata nel supermercato ha acquistato un pacco di patatine e i tarallini oltre a due confezioni di assorbenti presi da uno scaffale che era stato sbarrato con nastro bianco e rosso solo pochi minuti prima. “Li avrei potuti comprare in farmacia – continua – con un raddoppio del costo magari. Non ero andata a comprare deodoranti ma un prodotto che mi serviva”. Tant’è. Una volta arrivata alla cassa un cassiere ha battuto tutti gli acquisti eccezion fatta per gli assorbenti.  “Signorina, mi scusi ma questi proprio non li posso passare”.

A nulla sono servite le rimostranze anche imbarazzate di Alessia. Il cassiere è stato irremovibile. Già in mattinata era stato redarguito dai carabinieri e non voleva altre rogne le ha spiegato. Neppure una seconda cassiera le è venuta in soccorso: “O certifichi di avere il ciclo o lamentati con il sindaco” avrebbe detto alla ragazza. Seppur contrariata, Alessia è tornata a casa. Imbarazzata e furiosa e, a suo dire, “vittima di un’ingiustizia”. 

“Non solo paghiamo il 22% di Iva – dice – ma adesso devo anche privarmi di un qualcosa di cui io e miliardi di donne abbiamo necessità. Che facciamo, per questa zona rossa non ci facciamo venire le mestruazioni?”. Alessia non ha lasciato cadere nel vuoto l’episodio. Dopo un confronto con alcune  amiche, una rapida lettura dell’ordinanza regionale e la scoperta sul web di un precedente simile avvenuto a Milano tempo fa a un’altra ragazza, ha voluto raccontare l’accaduto con un post sulla sua pagina Facebook.

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