cronaca

Manfredonia, la mamma prof e la figlia in Dad davanti alla scuola chiusa: “Lezione di democrazia”

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Michele Emiliano deve riaprire gli ospedali invece di chiudere le scuole”. Più che un appello al Governatore della Regione Puglia, quello di Maria Luisa Trotta, mamma e insegnate di sostegno, è un vero e proprio grido di dolore. Assolutamente contraria alla didattica a distanza, Maria Luisa Trotta, mercoledì 28 marzo, ultimo giorno di scuola prima delle vacanze  pasquali, ha scelto di far fare lezione, alla figlia Nataly di sei anni, davanti ai cancelli dell’istituto – chiuso – frequentato dalla piccola alunna: la Giordano – De Sanctis di Manfredonia.

Armate di un banco e di un pc mamma e figlia, entrambe in Dad, hanno dato vita a questa insolita forma di protesta contro la decisione di tenere chiuse le scuole per tentare di arginare la diffusione del virus Covid. “Io sono un’insegnante di sostegno e non vedo fisicamente un mio alunno, con problematiche, da ottobre scorso. Ci ritroviamo di fronte a uno schermo e mi rendo conto che si sta chiudendo sempre più in sé stesso”.

Secondo Maria Luisa Trotta “i bambini hanno bisogno di socialità. Noi come insegnanti attraverso le programmazioni quotidiane percepiamo le emozioni e sensazioni degli alunni. Tutti loro – incalza – hanno la voglia di rivedersi, di riabbracciarsi e di guardarsi negli occhi”. La Dad sta stravolgendo anche i ruoli genitori-maestri. “Noi mamme ci stiamo sostituendo a una figura essenziale per la crescita dei nostri figli: quella delle insegnanti. Mercoledì mattina ho detto alla mia piccola Nataly: oggi andiamo a fare lezione di democrazia. O meglio – precisa – una lezione all’aperto di educazione civica”.

Maria Luisa resta ferma nella sua decisione: “Priorità alla scuola e lezioni in presenza. Il nostro compito è educare – afferma – Noi crediamo fortemente in quella organizzazione posta in essere dallo Stato durante l’emergenza sanitaria. Noi come insegnanti abbiamo fatto del nostro meglio, abbiamo arginato e isolato il sorgere di qualunque focolaio. Il problema – conclude – non è nelle scuole, ma nella sanità, settore che va migliorato”.

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