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BAR E RISTORANTI APERTI PER PROTESTA ANCHE IN ABRUZZO IL 7 APRILE

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L’AQUILA – Esasperati, stanchi, sfiduciati, arrabbiati, ma allo stesso tempo determinati, decisi, con una voglia matta di lottare fino all’ultimo per difendere i propri esercizi commerciali e far valere i propri diritti. Sono gli aderenti all’associazione “Mio-Abruzzo” che il prossimo 7 aprile aderiranno ad una manifestazione si estenderà in tutta Italia e che porterà tantissimi bar, ristoranti e locali, a rimanere aperti e fare servizio regolare, andando simbolicamente contro i restringimenti e le limitazioni da Covid-19.

A parlare di tutto questo, e ad affrontare anche i temi chiave che le imprese aderenti al Movimento imprese ospitalità stanno portando avanti è Alessandro Candido, presidente di Mio-Abruzzo.

“Ci eravamo dati una scadenza fino a Pasqua ma purtroppo tavoli di concertazione con il governo non ci sono stati e purtroppo noi abbiamo necessità di lavorare, tutti”, dice in una nota. “C’è stata ultimamente una grande unione fra le associazioni, penso a ‘Io apro’, le partite Iva e ‘Mio-Italia’, e quindi si è deciso il 7 aprile di aprire per necessità, rispettando però tutti i protocolli, le norme di sicurezza e le norme anti Covid. È un’apertura forzata perché non possiamo più aspettare. La ‘sfida’ del prossimo 7 aprile riguarderà più la ristorazione che sarà aperta a pranzo e a cena, perché fino ad adesso i ristoranti sono potuti rimanere aperti solo per l’asporto, e non possono vivere i locali solo con tale forma di servizio alla clientela. Un ristorante non è un delivery: ti siedi, ti raccontano il piatto che ti viene servito e che ti viene poi portato in tavola. Io comunque daro’ la mia adesione assoluta a tale forma di protesta”.

“Noi non ci aspettiamo nulla, vogliamo semplicemente lavorare. Noi abbiamo bisogno di lavorare perché è più di un anno che siamo in queste condizioni. I ristori sono elemosine perché io con quello che mi ha dato lo Stato non ci pago nemmeno le bollette di casa, senza considerare neanche quel che mi costa il mio locale. Dal governo non vogliamo nulla se non ristori adeguati e un blocco delle spese fisse perché così non si va avanti. Perché le spese fisse non si sono fermate mentre il lavoro sì”.

Alla domanda se i promotori si aspettino che il governo ufficializzi e che anticipi un nuovo scostamento di bilancio che possa portare a nuove e maggiormente sostanziose forme di ristoro, Candido risponde “assolutamente, è fondamentale ma deve essere adeguato e dedicato alle piccole imprese perché se andiamo a vedere il primo scostamento di bilancio, 32 miliardi di euro, è stato dedicato solo 9 miliardi di euro per le piccole imprese, i codici Ateco, e le partite Iva, quindi ha portato a cifre molto esigue di ristoro”.

“Lo scostamento di bilancio deve essere immediato perché anche semplicemente con le riaperture non si va avanti perché noi dovremmo comunque pagare il debito che è stato accumulato in questi mesi”.

C’è chi propone di consentire di tornare a fare servizio per i clienti anche in zona arancione a chi ha la possibilità di ospitare la propria clientela in spazi all’aperto come i dehors. Cosa ne pensate? “Sarebbe sia un palliativo che un mezzo passo in avanti perché il mezzo passo indietro deriverebbe dal fatto che ci sono delle attività che non hanno spazi per ospitare clienti all’aperto, e come lavorerebbero? Sarebbe come fare due pesi e due misure…Il piccolo locale, il piccolo imprenditore, il piccolo bar, il piccolo ristorante, non puo’ pagare le conseguenze rispetto a chi aprirebbe perché ha uno spazio esterno. Tutti devono avere lo stesso diritto al lavoro. Anche per il mio bar, che ha pochi posti, deve essere permesso di lavorare, altrimenti non si va avanti. Se poi inizia una stagione piovosa che si fa? Chi ha lo spazio esterno deve mettersi a pregare che la stagione climatica sia sempre buona? E chi non ce l’ha che fa? Inoltro trovo assurda un’altra cosa: ci sono associati di ‘Mio Italia’ che non è rientrata nei ristori perché ha avuto perdite di fatturato del 29,6%. È una stupidaggine perché se io ho una perdita per cattiva gestione del 30-40-60% mi prendo le mie responsabilità perché ho fatto degli errori miei. Ma se ho perdite anche solo del 5% per fattori esterni, io devo comunque meritare un risarcimento”.

“Io vorrei che il ministro Speranza mi spiegasse tutto quello che ha fatto finora, ovvero far chiudere tutte le attività che ha fatto chiudere, e se ci trova una logica, io sto zitto. Ma sono sicuro che non la troverà…Perché il ministro Speranza, dopo tutto quello che ha fatto ed un anno di fallimenti, dovrebbe essere licenziato o si dovrebbe dimettere. Come farebbe qualsiasi piccolo o grande imprenditore con un dipendente che non ha fatto bene il suo lavoro. Il ministro Speranza non ha fatto bene il suo lavoro. Dopo un anno ed un mese di pandemia siamo ancora in questa situazione, il piano vaccinale è quello che è, quindi tutto ciò dimostra il fallimento delle decisioni assunte dal ministro Speranza”.

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