cronaca

Il ristoratore finito nella black list degli Stati Uniti: tutta colpa di un’omonimia

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Alessandro Bazzoni ha 45 anni, fa il ristoratore alle porte di Verona; il primo febbraio scorso si presenta in banca per prelevare e scopre così che il conto è bloccato perché dagli Stati Uniti è arrivata una segnalazione sul suo conto: è accusato di aver aiutato il Venezuela a eludere le sanzioni americane sul petrolio. Un intrigo internazionale durato due mesi. Tutto per colpa di un’omonimia.

Bazzoni, il ristoratore, non c’entra nulla. Eppure il suo nome finisce nella black list del governo americano. Il vero responsabile, che si chiama sempre Alessandro Bazzoni, risiede a Lugano, ha una società del valore di 32 milioni di dollari e attraverso una società partner, la Swissoil Trading, della compagnia statale Petróleos de Venezuela (Pdvsa) avrebbe messo in piedi una commercializzazione parallela virtuale in outsourcing informale per Pdvsa. Il petrolio venezuelano sarebbe quindi stato mobilitato attraverso la Turchia, Singapore attraverso società registrate in Messico, negli Emirati Arabi o in Russia.

Per questo gli investigatori statunitensi, nell’ultimo giorno dell’amministrazione Trump, avevano deciso di bloccargli i conti e metterlo all’indice. Peccato però che hanno sbagliato uomo.

Il ristoratore non si è perso d’animo. Dopo aver bussato invano alla porta delle forze dell’ordine italiane per segnalare l’accaduto ed essersi sentito rispondere che doveva prendersi un legale per aprire un contenzioso con gli Usa, ha pensato di fare da sé. “Ho scritto direttamente alla piattaforma digitale dell’Ufficio del Governo americano – racconta – .Ho caricato nella mail la mia visura camerale, la carta d’identità, il codice fiscale e il passaporto e li ho messi a confronto con quelli del mio omonimo, che peraltro non mi somiglia per nulla”.

Il commerciante ha scoperto che a vivere le sue stesse angosce vi era anche un terzo Alessandro Bazzoni, residente a Porto Torres, anche lui ‘bloccato’ dagli Usa.

La svolta è arrivata il primo aprile, talmente inaspettata che il ristoratore ha pensato a uno scherzo. “E invece era tutto vero – continua – .Senza mandarmi alcuna lettera di scuse, il Governo americano mi ha restituito la vita togliendo il blocco ai conti”. Passata la tempesta ora il ristoratore ha pure voglia di scherzare. “Ho nuovamente scritto agli americani – dice – per chiedere che almeno mi facciano avere la carta verde. Me la merito”.

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