pescara

Verzulli: «Autismo, pochi servizi» 

verzulli:-«autismo,-pochi-servizi» 

Denuncia del presidente della Onlus nella giornata dedicata a questa sindrome

L’AQUILA. Avanti nella legislazione, indietro nei servizi. Una dicotomia, quella dell’Abruzzo, che mal si concilia con le necessità di centinaia di famiglie che hanno figli affetti da autismo.

Nella giornata mondiale dell’autismo, che si celebra oggi, Dario Verzulli, presidente dell’Associazione Autismo Abruzzo onlus, torna ad accendere i riflettori sui disturbi dello spettro autistico. I monumenti più importanti del mondo si tingeranno di blu. Ma la sensibilizzazione, da sola, non basta. «È indispensabile rendere operativo il servizio di riabilitazione su tutto il territorio, in particolare nelle aree interne, dove le carenze risultano maggiori», dice Verzulli.

LA LEGISLAZIONE. «La Regione Abruzzo», fa notare Verzulli, «è l’unica in Italia ad aver approvato una delibera, la numero 360 del 2019, che regolamenta le attività riabilitative e le opportunità di cui possono usufruire le famiglie con figli affetti da autismo». Difficile fare una stima di quanti siano gli autistici in Abruzzo. Studi internazionali parlano di un’incidenza del 3,8 per mille sulla popolazione totale. «In Abruzzo non esiste un censimento attendibile», spiega Verzulli, «da anni chiediamo all’Agenzia sanitaria regionale di avviare un monitoraggio che tenga conto della diversa casistica, della gravità della malattia e delle esigenze delle famiglie. Il rischio, quando vengono meno i genitori dei ragazzi affetti da autismo, è che gli stessi siano trasferiti fuori regione, con costi più elevati per il sistema sanitario regionale e una lontananza fisica dai parenti, che non agevola le condizioni psico-fisiche».

PIÙ SERVIZI. È quel che chiede, con forza, Autismo Abruzzo onlus, nata a settembre del 2013. «Le norme regionali ci sono, ma non vengono attuate», sottolinea Verzulli, «tanto che la nostra associazione deve ricorrere in continuazione alle aule di tribunale per veder riconosciuti diritti sanciti dalla legge. È il caso delle carenza di servizi riabilitativi sul territorio: una rete di base esiste, ma risulta inadeguata rispetto alle necessità, mancano strutture, personale e fondi. Centinaia di famiglie abruzzesi portano avanti, quotidianamente, una dura battaglia per ottenere ciò che spetta loro di diritto, i servizi riabilitativi e quelli residenziali, che in Abruzzo non contano più di 40 posti, perennemente occupati».

VIAGGI DELLA SPERANZA. Ed è così che ragazzi abruzzesi affetti da autismo, di cui le famiglie non possono più prendersi cura, vengono trasferiti nelle strutture dedicate a questa patologia in Emilia Romagna, Toscana, Campania, Puglia e Lombardia.

«In Abruzzo le strutture residenziali per autistici sono poche e inadeguate, rispetto al fabbisogno», dice Verzulli, «siamo impegnati da anni sul fronte della sensibilizzazione al problema e nell’informazione alle famiglie sulle regole e i diritti di chi ha a carico un figlio affetto da questa patologia. È necessario», conclude Verzulli, «potenziare la rete territoriale, quello che viene chiamato il “durante e dopo di noi” per dare ai ragazzi autistici la certezza di essere accuditi. Per il reperimento degli spazi, si potrebbe pensare all’utilizzo del Progetto Case dell’Aquila, dove creare una rete di alloggi destinati a strutture d’accoglienza per autistici».

COS’È. L’autismo è un disturbo del neuro- sviluppo caratterizzato dalla compromissione dell’interazione sociale e da deficit della comunicazione verbale e non verbale che provoca ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi. Identificarne l’insorgenza non è semplice.

I genitori, di solito, notano i primi segni entro i due anni di vita del bambino e la diagnosi certa, spesso, può essere effettuata entro i trenta mesi di vita. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause che provocano l’autismo, di natura probabilmente neurobiologica costituzionale e psico-ambientale.

La diagnosi viene effettuata non su un singolo sintomo, ma su una triade di sintomi caratteristici: deficit nell’interazione sociale, nella comunicazione, comportamenti limitati e ripetitivi.

Altri aspetti, come una alimentazione atipica, sono comuni all’autismo, ma non essenziali per la diagnosi. Si possono riscontrare anche i singoli sintomi della malattia, ma perché si possa parlare di patologia è necessario distinguere la situazione per gravità. (m.p.)

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: