cronaca

I commercianti in ginocchio: «Niente incassi e troppe spese» 

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Maiorano: «Il nostro ristorante è chiuso da sei mesi. Apriremo a Pasqua, ma solo per l’asporto» Fermo anche l’abbigliamento. Pacifico: «La situazione è difficile, non si esce e non si fanno acquisti»

di Eleonora Berardinetti

SULMONA. Guardare avanti resta l’unica speranza per i commercianti di Sulmona. Le difficoltà sono diventate troppe, come le bollette da pagare. Si continua a lavorare poco, tra clienti timorosi e continui controlli. L’auspicio è che si possa ripartire quanto prima per tornare piano piano alla normalità.

SI SPERA IN MAGGIO. Alcune attività della città hanno deciso di fermarsi, vista la difficile situazione del momento nella speranza di poter ripartire presto. «Abbiamo deciso di tenere chiuso», ha spiegato Clemente Maiorano dello storico ristorante Clemente di Sulmona, «perché la cucina che facciamo non è l’ideale per l’asporto. Per Pasqua, come per Natale, abbiamo preparato un menù speciale della tradizione abruzzese e devo dire che la città ha risposto molto bene. Ci auguriamo di poter riaprire quanto primo almeno a pranzo, ma sappiamo che fino al 30 aprile saremo fermi. Forse la prima settimana di maggio? Ce lo auguriamo anche perché sei mesi di chiusura consecutiva si cominciano a far sentire».

LIEVE RIPRESA. Un piccolo passo in avanti, seppur con mille difficoltà, è stato registrato da alcuni bar della città. «Rispetto ai mesi scorsi abbiamo notato una piccola ripresa», ha commentato Massimo Salso del Blues moon cafè, «chi ha lavorato bene negli anni passati sta raccogliendo proprio in questi giorni il frutto di quello che ha seminato. E questo è molto importante. Stiamo notando che un po’ più di movimento c’è e sono certo che con la vaccinazione che andrà avanti la situazione migliorerà giorno dopo giorno. In tanti poi stanno venendo prima a prendere quello che serve anche in vista della zona rossa del periodo pasquale. Insomma tutto sommato la situazione non è così piatta». TROPPE BOLLETTE ARRETRATE. Ci sono tanti pagamenti arretrati nei cassetti dei negozianti della città che ora sperano di poter tornare a servire caffè nelle tazzine di vetro e magari anche ai clienti seduti al tavolo. «La situazione è ancora critica», ha precisato Pierluigi D’Agostino del Bar centrale, «la mattina la caffetteria è ripartita parzialmente, nel pomeriggio facciamo qualche aperitivo ma finisce lì. C’è ancora un po’ di paura in giro e soprattutto ci sono tanti controlli da parte delle forze dell’ordine. Ma, a mio avviso, se pensano che i contagi possano svilupparsi in bar e ristoranti si sbagliano. Speriamo che la situazione possa migliorare dopo Pasqua, abbiamo troppi pagamenti arretrati. Mi auguro di poter tornare al caffè servito nella tazzina e ai tavoli per il consumo degli aperitivi».

SETTORE FERMO. Non si esce più. Non si va a mangiare una pizza o al cinema. E per questo per molti comprare una maglia o un pantalone è diventato superfluo. Lo ha registrato anche Marco Pacifico, dell’omonimo negozio di abbigliamento, che ogni giorno vede gli effetti negativi del Covid sul suo settore. «Questo è un periodo in cui va proprio male», ha affermato Pacifico, «continuiamo a restare aperti, ma purtroppo essendo tutto fermo il nostro settore è in difficoltà. La gente dice “che mi vesto a fare?”. Qualcuno magari si è stufato della tuta e si gratifica acquistando un capo nuovo, altri hanno qualcosa nell’armadio da rinnovare. Ma parliamo sempre di poca roba. Speriamo in una ripresa nel dopo Pasqua». GIORNATE A SINGHIOZZO. Oggi si lavora, domani no. Ormai si sono abituati a centellinare anche le scorte per evitare sprechi. «Stiamo lavorando in media poco, poi dipendente dalle giornate», hanno raccontato Fabrizio Centofanti e Alberto Di Placido del ristorante San Filippo 63, «una sera ci prenotano 10 pizze, la sera successiva zero. Quando poi c’è la zona rossa non si lavora proprio. Quello che ci dispiace è che oggi (ieri per chi legge) noi siamo aperti solo con l’asporto, ma nel frattempo piazza Garibaldi e il corso sono pieni di gente. Che senso ha farci rimanere chiusi e poi permettere tutto ciò?».

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