SAN VITO CHIETINO – Sono stati modificati a San Vito Chietino (Chieti) i cartelli che un privato aveva apposto ai confini del proprio terreno agricolo per sottrarlo alla possibilità di svolgere attività venatoria.

Lo fa sapere il portavoce della neonata Associazione per la cultura rurale (Acr), che rappresenta agricoltori, allevatori, cercatori di funghi e tartufi e cacciatori, Dino Rossi, che in una nota ricorda come “il proprietario o il conduttore del fondo per il quale viene fatta richiesta di sottrazione alla gestione della caccia deve essere in un corpo unico ricadente in territorio sottoposto al regime di gestione programmata della caccia (Atc), deve presentare richiesta motivata con dettagliata relazione tecnica di un perito iscritto all’albo e mappatura specifica al Servizio territoriale Agricoltura, caccia e pesca competente per territorio entro 30 giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale del Piano faunistico-venatorio”.

“Le richieste sono accolte, a condizione che non ostacolino l’attuazione del Piano faunistico-venatorio”, spiega Dino Rossi, “nei casi in cui l’attività venatoria risulti in contrasto con l’esigenza di salvaguardia. Ai fini della individuazione dei casi di ostacolo all’attuazione del Piano regionale, il Servizio territoriale competente valuta che la richiesta di sottrazione del fondo non impedisca il raggiungimento degli obiettivi riassunti di seguito: – la compatibilità nel territorio tra presenza della fauna selvatica e attività antropiche ivi comprese le collisioni stradali; – il raggiungimento delle densità obiettivo indicate nel Piano riferite a ciascuna specie, con particolare riferimento agli ungulati, il cui strumento gestionale è rappresentato dalla gestione programmata dell’attività venatoria”.

“Ampie estensioni non gestite sotto l’aspetto venatorio – continua il portavoce dell’Associazione – possono infatti costituire serbatoi nei quali gli ungulati, come in tutte le Oasi gestite dal Wwf e nei Parchi, trovano agevole rifugio con il conseguente fenomeno negativo definito ‘effetto spugna’ a discapito dei territori circostanti”.

Dino Rossi ricorda poi le condizioni di ammissibilità della richiesta da parte dei proprietari dei terreni agricoli: “Colture agricole specializzate, produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali e/o a fine di ricerca scientifica, attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale”

“Non ha sortito effetto la campagna pubblicitaria fuorviante del Wwf del divieto di caccia sui terreni privati apponendo solo il cartello”, chiosa Rossi. “Per il prossimo futuro se usciranno altri tipi di comunicati stampa fuorvianti ci troveremo costretti a presentare querela al fine di tutelare chi effettivamente l’ambiente lo vive e non personaggi che pensano di sapere e magari non sono in grado di riconoscere una asparagina da un ginepro”.

Sostieni Virtù Quotidiane

Puoi sostenere l’informazione indipendente del nostro giornale donando un contributo libero.


Cliccando su “Donazione” sosterrai gli articoli, gli approfondimenti e le inchieste dei giornalisti e delle giornaliste di Virtù Quotidiane, aiutandoci a raccontare tutti i giorni il territorio e le persone che lo abitano.


Articolo soggetto a copyright, ogni riproduzione è vietata © 2021