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Sevel, tornano al lavoro in 6.500 E la ripartenza è a pieno regime 

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Dopo la pausa pasquale la fabbrica del Ducato riprende l’attività puntando al record dei 320mila veicoli Dal 2 maggio la produzione non si fermerà più contando sull’aumento dei turni. Sindacati in allarme 

di Daria De Laurentiis

ATESSA. Rientrano oggi al lavoro in Sevel, dopo la sospensione delle attività che durava da sabato 2 aprile, 6.500 dipendenti che comprendono oltre 200 trasfertisti e oltre 900 dipendenti tra lavoratori da agenzie di somministrazione e in staff leasing. Con loro anche tutto l’indotto che assicura allo stabilimento a nuovo marchio Stellantis, la fornitura necessaria per l’allestimento dei furgoni commerciali leggeri. Ad essere esclusi dalle giornate di fermo sono stati tuttavia gli addetti collegati alla produzione dei particolari Ckd, destinati allo stabilimento Stellantis in Messico.

Si riparte a pieno regime, con i trasfertisti (47+60) già arrivati a dare manforte alla produzione, e due domeniche di straordinario: l’11 e il 18 aprile. Questo sarà l’anno dei record con una produzione stimata che arriverà a superare la capacità massima produttiva, ovvero 320mila veicoli, 20mila in più di quanto finora poteva permettersi lo stabilimento.

Il Covid non ha frenato la corsa del Ducato e dei suoi gemelli a marchio Psa, anzi, in attesa dell’E-Ducato, il furgone completamente elettrico, il mercato continua a richiedere un prodotto versatile, maneggevole, economico e disponibile, grazie alla capacità e professionalità dei dipendenti Sevel, in 1.314 versioni diverse.

Per assicurare la sterzata produttiva lo stabilimento Sevel si prepara ad un’altra storica rivoluzione dopo l’aumento dei turni dell’ottobre 2019 che vide salire i turni da 15 a 17. Questa volta il cambio di organizzazione riguarda i turni notturni, che tuttavia restano volontari. La turnazione passa quindi a 12+6 turni. Si lavorerà dal lunedì al sabato, mattina e pomeriggio, e tutte le notti dalla domenica al venerdì con riposo a scorrimento in regime ordinario e non più straordinario.

La fabbrica del Ducato non si fermerà più a partire dal 2 maggio. Una situazione che ha messo in allarme sindacati come Fiom, Slai Cobas e Usb. La stessa Fiom ha chiesto un tavolo di confronto con l’azienda proprio per mettere in chiaro l’organizzazione del lavoro e le prospettive dello stabilimento. Preoccupa infatti, e non solo la Fiom, la vicinanza dello stabilimento di Gliwice, in Polonia, che, di fatto, ha “scippato” a Sevel il primato e il ruolo di unica fabbrica europea per la realizzazione dei veicoli commerciali leggeri. La situazione di concorrenza interna, nasce dal fatto che in Polonia si realizzeranno entro la fine di quest’anno, 100mila furgoni cosiddetti a passo lungo (più grandi del classico Ducato) che rosicchieranno una parte dell’eccellenza Sevel.

Sindacati come Fim e Uilm già in passato hanno fatto notare che se da un lato non è possibile realizzare i modelli lunghi in Sevel, dall’altro si possono realizzare i furgoni classici in Polonia, a un costo del lavoro molto più basso, come ha già avuto modo di rimarcare l’ad Carlos Tavares.

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