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È morto a 70 anni il notaio Tragnone 

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Addio a un personaggio teatino: in prima linea nella cultura e nello sport. Il ricordo di Marchionno: «Un grande uomo»

di Pietro Lambertini

CHIETI. La sua firma, notaio Giuseppe Tragnone, era il crisma dell’ufficialità: c’era sugli atti delle case di generazioni di teatini saliti nel suo studio di via della Liberazione; c’era sui lasciti che hanno impreziosito il patrimonio artistico di Chieti; c’era negli accordi culturali che guardavano fino al Giappone sulle orme di Padre Alessandro Valignano, gesuita e missionario nell’estremo Oriente. È morto per una malattia all’età di 70 anni Tragnone, per tutti Pinino.

Fratello maggiore del giudice Fabrizio, il magistrato che nel 1992 fece arrestare la giunta regionale di Rocco Salini, Giuseppe è stato un personaggio di Chieti: lascia la moglie Paola e i figli Camillo, Carlo e Daniele. Un uomo appassionato e dagli interessi molteplici, dalle regole della professione notarile fino alla stravaganza dell’arte e della cultura. Amava anche lo sport Tragnone ed era stato dirigente dei neroverdi con il patron Mario Mancaniello: esultava allo stadio Angelini negli anni d’oro.

Ma la sua passione, da ex studente del liceo classico G.B. Vico, era la cultura: quando nel 2016 il mecenate Alfredo Paglione donò al Museo Barbella 101 opere d’arte, tra cui pezzi di Mirò, Guttuso e Sassu, fu proprio lui a suggellare il lascito dal valore di 2.387.000 euro. Stessa scena anche nel 2018 in occasione di un’altra donazione al Barbella, stavolta una statua di 1,83 metri in terracotta, “Giovinetta con serto di lauro”, attribuita a Costantino Barbella.

Guardava lontano Tragnone, fino all’Oriente: aveva iniziato a studiare il giapponese, era il vice presidente dell’associazione Giappone-Abruzzo e aveva promosso un patto di reciproca conoscenza e di collaborazione tra Chieti e Minamishimabara, città nipponica che si trova nella Prefettura di Nagasaki, insieme al Centro studi Valignano.

«La città perde un grande professionista e un uomo dalla cultura inarrivabile», così lo ricorda Stefano Marchionno, presidente dell’associazione degli ex studenti del Vico, «l’ho conosciuto prima come notaio, poi come socio della nostra associazione e, infine, in “Tutta colpa della luna”, uno spettacolo degli ex allievi per il 50esimo anniversario del diploma e per combinazione anche dello sbarco sulla luna che avvenne proprio durante i giorni del loro esame di Stato nel 1969». Amava mettersi in gioco e proprio per questo era salito su quel palco, a Francavilla, insieme agli ex compagni di scuola Tonita Di Nisio, Fiorella De Luca, Brunello Menozzi, Antonello Nuzzo, Domenico (Mimmo) Di Cola, Nicola Palmieri, Marinella Vergilj, Donato Mascia, Ada Andriani, Vincenzo Di Giandomenico, Stefano Marchionno e Roberto Luberti. L’aveva fatto per beneficenza.

E anche l’anno scorso, come presidente del Consiglio Notarile chietino, era stato il promotore di una raccolta fondi «per sostenere in modo concreto l’impegno profuso da tutti gli operatori sanitari nella cura dei malati di Covid»: «I notai di Chieti, Lanciano e Vasto», queste le parole scelte il 17 aprile 2020 da Tragnone, «hanno voluto concretamente manifestare, con spirito di solidarietà e di sussidiarietà, la loro vicinanza al sistema sanitario, quotidianamente impegnato nella cura delle persone colpite dal virus».

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