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Pensioni, ecco il nuovo piano: due assegni e addio quota 100 

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Il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, propone il riscatto gratuito della laurea per i più giovani Prevista anche la staffetta generazionale: contratti trasformati agli anziani e nuove assunzioni

di Monica Pelliccione

Assegno diviso in due quote, retributiva e contributiva e riscatto gratuito della laurea, ma solo per i giovani. E ancora, finestre di uscita per i lavoratori fragili e facilitazioni per i disoccupati anziani e i lavori gravosi. Sono queste tra le riforme più urgenti secondo il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che ha tracciato la strada «per avviare riforme di lungo periodo». Ecco come potrebbero cambiare le pensioni, con l’addio a Quota 100, che andrà in archivio a fine 2021.

PENSIONE TROPPO LONTANA

«La sostenibilità del sistema pensionistico è un tema ricorrente in tutti i Paesi, che periodicamente hanno adottato riforme per ridurne gli squilibri di lungo periodo», il commento di Tridico, «tali riforme si sono tradotte in una riduzione dell’assegno pensionistico e in un allontanamento negli anni della possibilità di accedere alla pensione. Questo ha generato una forte domanda di flessibilità, a cui in Italia si è risposto attraverso provvedimenti temporanei, dagli interventi di salvaguardia dei cosiddetti esodati, all’Ape sociale, fino a Quota 100 e Opzione donna». Il presidente dell’Inps ha fornito un quadro dettagliato di come andrebbe elaborata la riforma delle pensioni.

QUOTA 100 IN SOFFITTA.

A far scattare nuovamente la discussione sul riassetto del sistema pensionistico italiano è stata l’imminente scadenza naturale dell’opzione Quota 100, che resterà in vigore, come ha confermato anche il premier, Mario Draghi, a fine 2021. I pensionati in Quota 100, con domanda accolta al 2 marzo 2021, sono 286.226, di cui 82.394 donne e 203.832 uomini, con circa 10 miliardi spesi su 19 nel triennio, secondo i dati dell’Inps. La riforma delle pensioni, secondo Tridico, «deve tenere conto dell’aspettativa di vita diversa per i diversi lavori, con un abbassamento a 2,5 del coefficiente (oggi a 2,8 ) rispetto alla pensione minima con 64 anni di età».

LE PROPOSTE

La proposta di Tridico vede anche l’ipotesi di dividere l’assegno pensionistico in due: una quota retributiva e una contributiva. Ed è questa la novità maggiore, che verrà discussa nei prossimi mesi. In particolare, secondo il numero 1 dell’Inps, «si potrebbe prevedere un anticipo pensionistico con la sola parte contributiva a 62/63 anni e 20 anni di contributi». La quota retributiva restante si otterrebbe a 67 anni, con un anno in meno per ogni figlio di madre lavoratrice, oppure con l’aumento del coefficiente di trasformazione corrispondentemente, un anno in meno per ogni dieci anni di un lavoro usurante o gravoso, oppure l’aumento del coefficiente di trasformazione corrispondentemente, semplificando la certificazione.

La proposta avanzata da Tridico riguarda un regime di “flessibilità strutturale” del pensionamento, collegato al metodo contributivo, per allargare la maglia dei criteri troppo stringenti voluti dalla riforma Fornero, che dal 2012 ha introdotto l’età di pensionamento di vecchiaia a 67 anni per tutti.

In sostanza, dovrebbero essere consentiti: un’uscita con requisiti meno stringenti con ricalcolo contributivo per garantire equilibrio attuariale, requisiti meno stringenti per lavori usuranti e il calcolo dell’aspettativa di vita per categorie di lavoratori. Nell’ambito dei requisiti attuali per l’opzione al contributivo, è prevista anche la diminuzione a 2,5 del coefficiente, attualmente fermo a 2,8, con 64 anni di età, favorendo le donne con figli.

Un altro passaggio, interessante, seppure riservato ai più giovani, sempre più esposti a un futuro dove l’assegno pensionistico potrebbe essere estremamente ridotto, se non una vera utopia. Per mettere al riparo i giovani dalla precarietà dell’occupazione, servono, stando alla linea tracciata dall’Inps: riforme di lungo periodo come una pensione di garanzia e incentivi per la formazione, come il riscatto pieno e gratuito della laurea, al fine di incentivare lo studio e la formazione senza penalizzare questa scelta che implica un’entrata più lenta e dilazionata nel tempo, nel mercato del lavoro.

STAFFETTA GENERAZIONALE

Tra gli altri buoni strumenti da introdurre, secondo il presidente dell’Istituto nazionale di previdenza, anche quello della “staffetta generazionale”, ovvero la trasformazione dei contratti dei dipendenti più anziani in contratti part-time e assunzioni di lavoratori giovani: il cosiddetto contratto di espansione, che potrebbe essere esteso anche alle imprese al di sotto delle 250 unità, fino ad arrivare a 50. Uno strumento che serve, in particolare, serve a garantire la pensione con cinque anni di anticipo ai dipendenti (a 62 anni invece di 27), per poter assumere giovani.

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