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“CON VACCINI STIAMO VINCENDO GUERRA IMMANE”. CIACCO, “FILIERA SICURA CON PROCOLLI RIGOROSI”

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L’AQUILA – “Per mia fortuna  o sfortuna sono microbiologia e virologo e posso assicurare che con la pandemia del covid-19 ci troviamo di fronte ad una guerra che non poteva nemmeno essere  immaginata, che stiamo combattendo essendo riusciti a mettere in piedi un sistema di somministrazione dei vaccinazione di massa in un tempo relativamente breve. E soprattutto con procedure operativa standard blindate che minimizzano ogni possibilità di errore”

Si definisce un “metalmeccanico del farmaco”, il dottor Eugenio Ciacco, direttore del Servizio farmaceutico aziendale della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, figura chiave nella campagna di somministrazione dei vaccini in provincia dell’Aquila. Da lui dipende la filiera di preparazione, allestimento e consegna dei vaccini anti-Covid 19, che parte da quando cosiddetti le stock di dosi arrivano in Abruzzo, in questo caso alla farmacia aziendale dell’ospedale San Salvatore e poi vengono  smistati nei vari hub di somministrazione della provincia, dovendo garantire la conservazione a temperature che vanno dai meno 90° ai meno 20° gradi a seconda delle tipologie di vaccino, nonché la preparazione ottimale delle singole dosi da iniettare con tutte le cautele del caso i protocolli di sicurezza.

Una sfida sempre più delicata man mano che la campagna di vaccinazione iniziata a fine dicembre sta decollando: in Abruzzo le vaccinazioni sono state ieri 11.790, per un totale da inizio campagna salgono di oltre  634mila, il 91,9% delle dosi consegnate. Superata quota dei 200mila vaccinati i regione con prima e seconda dose.

Ciacco nell’intervista in diretta streaming ad Abruzzoweb,  sottolinea che il merio del fatto che finora nessun incidente di percorso – dosi sprecate o pericolosi errori nelle somministrazioni – si è verificato, è anche del suo staff composto da dieci farmacisti esperti in materia.

“La maggior parte di questi vaccini  – spiega Ciacco – hanno la necessità di seguire la catena del freddo. Alcuni come Pfizer vanno conservati a temperature da meno 90 a meno 60 gradi, altri a temperature più accettabili, anche a meno 20 gradi.  Quindi la filiera del freddo deve essere assolutamente e rigorosamente certificata, in ogni suo momento: da quando il farmaco esce dalla casa madre, a quando viene ricevuto dalle farmacie aziendali della Asl”.

Ed assicura il medico: “la catena del freddo è costantemente tracciata e monitorata dai data logger apparecchi che misurano e comunicano la temperatura dei contenitori, i dati vengono scaricati dai nostri computer e da quelli della casa produttrice. Se un vaccino non è stato conservato in maniera ottimale, e che risulterebbe inefficace, noi ce ne accorgiamo subito e lo mettiamo ‘in quarantena’, fino a quando la casa madre ci dirà se è ancora utilizzabile o meno. Praticamente c’è un doppio controllo. Come pure rigorosi controlli riguardano anche la restante parte della filiera, dalle nostre farmacie aziendali ai punti di somministrazione. Qui a L’Aquila nessun vaccino è stato sprecato”.

Accade infatti che “i vaccini non viaggiano mai da soli, sono sempre scortati dalla Polizia  o da agenzie private. La polizia ci segnala che i vaccini stanno per arrivare e noi ci prepariamo: riceviamo il box, lo apriamo e spegniamo i data logger, in modo tale che la casa madre sa che il farmaco è stato ricevuto. Mettiamo subito i vaccini nei nostri congelatori. Poi a seconda della quantità di vaccini che ci vengono richiesti, li scongeliamo man mano visto che possono rimanere in una temperatura da 2 a 8 gradi per 5 giorni, in modo tale che siano pronti all’uso”

Rigorosi protocolli anche per la fase ultima, quella della somministrazione.

“È accaduto recentemente che in Toscana persone hanno ricevuta dosi multiple di vaccino. Questo probabilmente è accaduto perché non è stata nell’occasione seguita una procedura standard ottimale, l’unica capace di prevenire ogni imprevisto”.

Aspetto fondamentale del protocollo di sicurezza sottolinea Ciacco, è infatti il “doppio controllo”.

“Nessuno mai deve essere autorizzato a fare le somministrazioni da solo, ci deve essere sempre una seconda persona per un controllo reciproco, in ogni aspetto e fase della delicata operazione”.

L’INTERVISTA

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