cronaca

L’Aquila festeggia oggi e domani i frati divenuti Santi 

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Celestino e Bernardino da Siena sono compatroni della città Nel loro segno riconciliazione, perdono, pace e giustizia 

L’AQUILA. San Pietro Celestino V e San Bernardino da Siena. Due frati, asceti e predicatori, divenuti Santi. Due volti impressi nella religiosità e nella storia dell’Aquila che ne custodisce le spoglie nella basilica di San Maria di Collemaggio, dove riposano i resti del Papa del Perdono, e di San Bernardino, per l’oratore e maestro della parola senese. Oggi e domani si celebrano, in rapida successione, le festività dei due compatroni della città. Fra’ Pietro da Morrone prima, San Bernardino poi. Una coincidenza non casuale, quasi dettata da disegni divini, appare la consecutio che li accomuna: quei segni tangibili lasciati alla comunità aquilana e al mondo intero, che permangono, indelebili nel tempo. L’Aquila, che li ha accolti nei secoli passati, celebra i due Santi in un rinnovato fervore che nasce dalla consapevolezza del dono elargito da San Celestino V e da San Bernardino: la riconciliazione e il perdono, la giustizia e i benefici della concordia e della pace, la dolcezza dell’amore cristiano. Valori di immutata attualità.

IL SANTO DEL PERDONO. San Pietro Celestino fu canonizzato il 5 maggio 1313. Un processo lungo e laborioso, avviato nel 1306. Le spoglie del frate Santo ed eremita, il Papa del Perdono e della rinuncia al Soglio pontificio, riposano nella basilica di Collemaggio, dove aleggia lo spirito dell’uomo del perdono universale e della riconciliazione tra i popoli. Emblema ne è la Porta Santa, la seconda al mondo dopo quella di San Pietro a Roma, che annualmente attraversano i fedeli, tra i vespri del 28 e quelli del 29 agosto «sinceramente pentiti e confessati», per lucrare l’Indulgenza plenaria. Votato alla vita ascetica, fra’ Pietro da Morrone venne eletto Papa il 29 agosto 1294, all’Aquila. La Perdonanza è il suo singolare atto papale, la sera stessa dell’elezione. Ma 107 giorni dopo si consuma la rinuncia al papato, la prima nella storia della Chiesa. Nella basilica di Collemaggio, che fece erigere Celestino V, si cementa il legame con la città. Ancor più con la Perdonanza, quale giacimento spirituale di un uomo illuminato, pontefice e benefattore. Già al tempo di Buccio da Ranallo, cantore e storico aquilano, L’Aquila lo riconosceva tra i suoi protettori. Una delibera del consiglio generale del Comune, datata 17 maggio 1462, lo descrive «glorioso messere protettore e difensore della città». Nel 1351 la festa del Santo fu traslata da febbraio a maggio. Il 2 luglio 1668 papa Clemente IX riconobbe il valore universale dell’eremita del Morrone, santificato con il nome di Celestino V. Il suo magistero riscoperto ed enunciato nei secoli. Il Giubileo patrimonio di spiritualità e cultura. Il papa dei miracoli e del cammino spirituale, delle suppliche e delle flagellazioni. Il papa del Perdono.

Il PREDICATORE SENESE. La folla si accalca ad ascoltare, in muto silenzio, il frate francescano. È il 1438 quando, su invito del confratello frate Giovanni da Capestrano, San Bernardino arriva all’Aquila, nel mese di agosto. L’occasione è la fiera “de santu Petru”, che stimola un afflusso considerevole di mercanti, avventori e pellegrini. Dal palco, a ridosso della basilica di Collemaggio, Bernardino da Siena predica il verbo per dodici giorni, ininterrottamente. Un maestro di parola e conoscitore dei segreti del cuore, che fa suoi i temi della giustizia, della carità e della concordia benevola e pacificatrice. Il 15 agosto, davanti a una folla di fedeli, una stella fulgida si posò sul capo dell’oratore: il prodigio aquilano contribuì ad accrescere la fama del frate toscano, che all’Aquila si recò più volte fino al 20 maggio 1444, giorno della sua morte, che lo colse proprio in città. Il 24 maggio 1450 Bernardino da Siena viene proclamato Santo e pochi lustri più tardi L’Aquila, che ne conserva gelosamente i resti, lo scelse come protettore. Delle nobili origini senesi nulla resta negli anni di predicazione peregrina. Deposto lo stemma degli Albizzeschi, Berardino abbraccia la scelta francescana, declinata nei discorsi in lingua volgare.

L’opera di pacificazione tra le fazioni in lotta trova fondamento proprio nell’approdo all’Aquila, nel 1444, dove oggi il mausoleo in pietra bianca, al centro di una nicchia, nella basilica a lui dedicata ne ricorda il cammino e l’opera di mediazione. Bernardino si fa portatore di riconciliazione e risoluzione di contese: la leggenda narra che la bara continuò a gocciolare sangue fin quando le fazioni cittadine in guerra non deposero le armi. Il legame indissolubile tra San Pietro Celestino, San Bernardino e L’Aquila si consolida nei secoli. Rivive nelle celebrazioni della festa dei compatroni che, annualmente, il 19 e il 20 maggio, sottolineano agli aquilani la preziosa eredità spirituale ricevuta in dono. E i segni premonitori di una città intrisa di spiritualità. (m.p.)

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