cronaca

Morto contro il trattore, in due a processo 

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Sono i proprietari del rimorchio senza illuminazione. Il papà della vittima: «Giustizia per il mio Emilio» 

LUCO DEI MARSI. Nuovo rinvio a giudizio nell’ambito dell’indagine sulla tragica morte di Emilio Bisciardi, il giovane imprenditore agricolo di Luco dei Marsi morto sette anni fa nello schianto contro un trattore, lungo Strada 40 nel Fucino, lasciando familiari e amici in un dolore profondo e incolmabile. Aveva solo 22 anni e quella tragica mattina del 10 ottobre 2014 stava andando a lavorare in auto.

A processo per omicidio colposo sono finite altre due persone: un uomo di Luco e uno di Avezzano domiciliato a Milano. Si tratta dei proprietari del rimorchio del mezzo agricolo. Si è tenuta infatti l’udienza preliminare relativa al secondo procedimento avviato in seguito alle indagini per verificare le motivazioni che hanno portato alla morte di Bisciardi.

Su richiesta del pubblico ministero Lara Seccacini, il giudice per l’udienza preliminare del tribunale, Daria Lombardi, ha disposto il rinvio a giudizio per altri due indagati coinvolti nella morte del giovane «per aver concorso, insieme al proprietario e al conducente del mezzo agricolo già rinviati a giudizio nel maggio del 2018, all’utilizzo di un veicolo privo di sistema di illuminazione funzionante e segnalazione visiva, rivelatosi un ostacolo invisibile e inevitabile per il 22enne alla guida della sua automobile».

La famiglia Bisciardi e le parti civili, difese dagli avvocati Roberta Stornelli e Pamela Di Pasquale, hanno espresso soddisfazione per la decisione del giudice, confidando che, in sede dibattimentale, emerga la reale dinamica del sinistro, così come ricostruita dal consulente di parte, l’ingegnere Alghero Vincenti, e dalla dottoressa Simona Ricci per l’aspetto medico-legale.

«Da quel 10 ottobre 2014 la vita della nostra famiglia è stata brutalmente spezzata ed è rimasta sospesa in un turbinio di smarrimento e dolore», commenta affranto il padre della vittima, il medico veterinario Sandro Bisciardi, «continuando anche noi a morire in ogni udienza e a ogni rinvio. Un dolore che resterà per sempre, che per noi non sarà mai prescritto. Un dolore», prosegue, «che ancora oggi ci soffoca e devasta, ma, allo stesso tempo, ci spinge a proseguire a testa alta nella vita quotidiana e ancor più in questa durissima battaglia legale, che speriamo si concluda acclarando la vera dinamica dei fatti e dando finalmente giustizia a nostro figlio Emilio, unica cosa che ora possiamo fare per lui». (f.d.m.)

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