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Carlo Triarico: “Ecco perché i prodotti dell’agricoltura biodinamica sono più nutrienti”

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Una legge che potrà spingere il settore dell’agricoltura biologica e biodinamica. Ne è molto soddisfatto Carlo Triarico, presidente dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica. Il decreto 988 approvato giovedì dal Senato, che dovrà ora tornare alla Camera, prevede inquadramento e aiuti per l’agricoltura biologica. Ma un comma definisce come equiparabile anche l’agricoltura biodinamica.

Perché questo è importante?

“Siamo il paese leader in agricoltura biologica e biodinamica, ma non abbiamo una legge che regoli il settore. Questo è un vulnus molto rilevante, ci penalizza tra l’altro nei confronti degli altri paesi europei. In Italia invece puntiamo a raggiungere il 25% della superficie coltivata in modo bio. Abbiamo bisogno di far valere il fatto che le nostre norme sono più restrittive e severe rispetto all’Europa. Se ad esempio avviene una contaminazione accidentale del prodotto, in quantità trascurabili, le regole europe e lo perdonano, quelle italiane invece impongono il declassamento”.

Molti ricercatori considerano l’agricoltura biodinamica una pratica più vicina all’esoterismo che non alla scienza. Non è un’opinione legittima?

“Si tratta di una posizione di minoranza nel mondo della scienza. Anzi, i nostri principi vengono discussi nei convegni internazionali e insegnati nelle università. Arrivano ad accusarci di stregoneria, ma mi sembra una grande scorrettezza”.

La pratica del cornoletame viene spesso citata dai vostri detrattori.

“Corna, unghia e letame sono materiali fertilizzanti, la scienza non può negarlo. E i testi di Rudolf Steiner furono introdotti in Italia da Benedetto Croce. Di Steiner si tende a citare qualche espressione più colorita, estrapolata qua e là senza avere conoscenza diretta dei testi fondativi epistemologici. Ma il metodo in cui si inserisce l’agricoltura biodinamica è scientifico e prevede test e misurazioni ben precise. Il valore nutritivo dei nostri prodotti è superiore agli altri e questo è stato dimostrato da vari studi. Non si possono usare le parole di Steiner, pronunciate in un corso tenuto agli agricoltori e quindi scelte anche per la loro forma immaginativa, per negarlo”.

Perché i vostri prodotti sarebbero migliori?

“Perché le nostre regole sono ancora più rigide dell’agricoltura biologica. Noi per esempio non usiamo il rame. Qualunque agricoltore che sentisse questo senza averne esperienza diretta la giudicherebbe una cosa impossibile. Invece, con le giuste pratiche agronomiche, ci riusciamo. Vietiamo il diserbo chimico naturale tramite l’aceto e adottiamo la pratica del ciclo chiuso: nessun fertilizzante viene introdotto dall’esterno. Tutta la sostanza organica viene riciclata, i parassiti vengono combattuti con i competitori naturali, il 10% delle nostre aziende deve essere dedicato alla biodiversità e per la vinificazione usiamo solo la bentonite, un’argilla, mentre l’agricoltura biologica ammette 34 diversi additivi. Una certa dose di stress rende così le piante più attive nel produrre flavonoidi o metaboliti secondari di particolare valore nutraceutico”.

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