cronaca

La banda e gli striscioni per l’addio a Emiliano

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ORTUCCHIO. Musica, palloncini e striscioni per l’ultimo saluto a Emiliano Contestabile, il 45enne di Ortucchio che pochi giorni prima della sua morte era stato dimesso dall’ospedale dell’Aquila dopo…

ORTUCCHIO. Musica, palloncini e striscioni per l’ultimo saluto a Emiliano Contestabile, il 45enne di Ortucchio che pochi giorni prima della sua morte era stato dimesso dall’ospedale dell’Aquila dopo un lungo ricovero per via del Covid. Alle dipendenze di un’azienda agricola del Fucino, il camionista si è spento sabato scorso al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano per una crisi respiratoria dopo una disperata corsa in ambulanza. Sulla vicenda la Procura ha aperto un fascicolo. «Buon viaggio zio Emy», si legge sullo striscione affisso dietro il rimorchio di un mezzo pesante che ha accompagnato il corteo funebre sulle note suonate dalla banda di Ortucchio. Dietro la bara di Emiliano, nel suo ultimo viaggio terreno, mamma Giuliana, papà Antonio, i fratelli Marco e Moreno e gli adorati nipoti. Al loro fianco il sindaco di Ortucchio, Raffaele Favoriti, che per la giornata di ieri ha proclamato il lutto cittadino in segno di vicinanza alla famiglia. Accolto da due ali di folla (nel rispetto del distanziamento sociale), il feretro di Emiliano Contestabile è rimasto all’ingresso della chiesa di Santa Maria Capodacqua, con la cerimonia funebre che si è svolta all’aperto per consentire a parenti e conoscenti di dare l’addio a un uomo ben voluto da tutti, che amava circondarsi di amici, gli stessi che oggi lo piangono ricordandolo con particolare affetto per il suo sorriso e la sua ironia travolgente.

«È un’atmosfera di tristezza, di dolore e di pianto», dice nell’omelia padre Riziero Cerchi, «perché oggi abbiamo perso un amico e questo ci fa piangere. Sicuramente il pensiero comune di tutti è che non è giusto morire a 45 anni. Anche io da sabato sera soffro come voi, ma voglio invitarvi ad accendere la fiamma della fede», prosegue il sacerdote rivolgendosi soprattutto ai famigliari, «l’unica in grado di salvarci dal dolore. Sarebbero lacrime vane senza credere nella resurrezione di Emiliano e in quella di Cristo Gesù, colui che vince la morte. Ricordo quando è venuto a rendere grazie al Signore per aver vinto il Covid e la sua gioia nel sentire le campane che suonavano a festa. Anche oggi stiamo facendo una festa: quella dell’incontro con la vita eterna, perché nulla è stato tolto, ma è soltanto trasformato». (f.d.m.)

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