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Crisi da Covid, al Pala Elettra persi 100mila euro in 18 mesi 

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Luca Di Censo, presidente della Pescara Basket che gestisce l’impianto dal 2018: «Attività e incassi ridotti del 70 per cento. E ora ci fanno riaprire a play off finiti»

di Adriano De Stephanis

PESCARA. L’impianto aperto a intermittenza, lo stop alle attività non agonistiche e non ritenute d’interesse nazionale, niente più mini basket per i bimbi, disco rosso anche per i programmi mattutini dedicati agli anziani, il fitness e lo sport amatoriale. Pure il Pala Elettra, storico palazzetto dello sport da duemila posti, è stato travolto dalla crisi da coronavirus, che ha più che dimezzato attività e incassi.

La Pescara Basket, società che lo gestisce dal 2018 e che manterrà l’impianto di proprietà comunale fino al 2023 mai avrebbe immaginato una situazione del genere. Oltre a rappresentare la casa per le due squadre pescaresi, (Pescara Basket e Amatori) che militano nel campionato di serie C Gold, il palazzetto ospita allenamenti e partite della serie B femminile dell’Antoniana Basket e quelle di volley dell’altra Antoniana, due società che hanno lo stesso nome ma scollegate tra di loro. «Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo perso circa 100mila euro», dice il presidente della Pescara Basket Luca Di Censo. «Le attività e gli incassi si sono ridotti del 70 per cento, mentre buona parte delle spese sono rimaste, specie utenze e assicurazioni. Solo durante questa stagione siamo rimasti chiusi da ottobre a gennaio. Poi le squadre d’interesse nazionale hanno potuto riprendere gli allenamenti per preparare i campionati, ma è una goccia, nel mare di attività che c’erano. Qui facevamo corsi per anziani al mattino, fitness a ora di pranzo e attività amatoriali alla sera. Il Covid ha stoppato tutto e lo stesso ha fatto con i saggi e le manifestazioni che la struttura ospita. Da marzo a ottobre ne avevamo in calendario una ventina al mese, adesso zero. Se si pensa che ogni singolo affitto portava in media 800 euro si può avere un’idea del danno economico che la pandemia ha portato». Tanto che la struttura ha dovuto tagliare il tagliabile, come il servizio di sorveglianza, prima garantito da due custodi, e quello di pulizia: «Abbiamo dovuto fare ricorso al lavoro dei volontari per tirare avanti. Piuttosto che pagare 700 euro per ogni sanificazione abbiamo fatto un investimento e comprato il macchinario. Ma chi lavorava con noi è riuscito ad accedere alle indennità previste dal governo», assicura Di Censo. Oltre al danno, la beffa di un palasport ancora chiuso al pubblico: «Hanno fissato la riapertura al 1° luglio, quando anche i play-off sono finiti. Una presa in giro». E sul futuro: «La struttura sta bene, a ottobre ospiteremo il campionato europeo di basket per sordi. Il Comune si è impegnato a fare un restyling dell’impianto, con nuove protezioni e nuovi fari. Nei prossimi mesi ci dovremo vedere con l’amministrazione per capire se ci sono margini per prorogare la gestione o ottenere un indennizzo visti questi 18 mesi drammatici».

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