cronaca

La Procura: «Così Ultima Legione voleva far rinascere il fascismo» 

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Le accuse: «Nostalgie filonaziste, eversione della democrazia». Spunta un video del giovane balilla Ma la marsicana nega tutto: «Diversa la mia posizione, dissociata dal gruppo nel settembre 2020»

di Pietro Guida

L’AQUILA. Volevano costituire una struttura politica che si richiamava all’ideologia fascista. È quanto emerge dalle indagini contro gruppi neofascisti di Ultima Legione dirette dalla Procura distrettuale dell’Aquila e coordinate a livello centrale dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. Venticinque gli indagati in tutta Italia.

LE SEDI. Le due roccaforti del movimento ramificato in tutta Italia erano in Abruzzo e a Milano, sempre per l’accusa. Oltre alla Lombardia, dove vive uno dei soci fondatori, un 53enne del capoluogo lombardo, i componenti più attivi secondo gli inquirenti erano proprio in Abruzzo. Tra questi anche personaggi quasi folkloristici, come un ventenne che secondo il fascicolo, sarebbe «divenuto noto sui social per aver rilasciato un’intervista su YouTube dove, vestito da giovane balilla, rilascia dichiarazioni apologetiche in occasione della ricorrenza del compleanno di Benito Mussolini». Gli abruzzesi coinvolti sono sei: una donna di Barisciano, Paola Mingroni Di Paolo, un’altra di Avezzano, Maria Rita Pantalone, un 48enne di Torrevecchia Teatina, Vittorio Oliva, e tre pescaresi di cui non sono state rese note le generalità. Nelle loro abitazioni sono stati sequestrati telefoni cellulari, supporti informatici e materiale inneggiante al fascismo.

I REATI. Tra le contestazioni, il grande «fanatismo violento, intriso di xenofobia e nostalgie filonaziste», ma anche comportamenti che «sfociano in non meglio precisate progettualità delittuose e di eversione dell’ordine democratico, nonché nell’aperta esaltazione di recenti stragi di matrice suprematista». Dalle indagini di Digos e antiterrorismo, emerge che gli indagati frequentavano altre «aggregazioni attestate sulle medesime posizioni ideologiche». Agli appartenenti all’organizzazione Ultima Legione è stato contestato il perseguimento di finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, con istigazione all’uso della violenza quale metodo di lotta politica e diffusione online di materiale che incita all’odio ed alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi. L’inchiesta parte da dichiarazioni e documenti diffusi online tramite le piattaforme di messaggistica digitale WhatsApp e Telegram di Ultima Legione ed affini, nonché sui social network Facebook e VKontakte (social russo noto per l’assenza di censura interna).

L’INCHIESTA. È partita nel gennaio 2019, concentrandosi su alcuni sodali dell’organizzazione in Abruzzo attraverso il monitoraggio di chat create su Telegram e Whatsapp e denominate Ultima Legione e Boia chi molla sulle quali gli indagati facevano proselitismo e reclutamento di militanti. Poi si è estesa su tutto il territorio nazionale, consentendo di delineare l’organigramma dei tesserati a Ultima Legione Italia.

«MI SONO DISSOCIATA». Sotto accusa anche l’ex coordinatrice di Forza Nuova di Avezzano, Maria Rita Pantalone, 59 anni, personaggio noto politicamente sul territorio da diversi anni e che si era candidata alle elezioni amministrative di Avezzano, nel maggio 2017, con la lista “Il sociale nel cuore”. Tramite il suo legale, avvocato Annalisa Candeloro, ha fatto sapere che si era già da tempo allontanata formalmente dall’organizzazione. La 59enne sostiene che «le frasi e le circostanze attribuitele, non afferiscono alla sua reale posizione giudiziaria, essendosi peraltro dissociata dal gruppo, con apposita sottoscrizione fin dal settembre del 2020».

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