Redazione

RETE OSPEDALI: COSENZA STRIGLIA RETTORE ALESSE, “STOP A INTERESSI DI BOTTEGA DEI TERRITORI”

rete-ospedali:-cosenza-striglia-rettore-alesse,-“stop-a-interessi-di-bottega-dei-territori”

L’AQUILA – Le critiche dell’Università dell’Aquila alla bozza di  nuova rete ospedaliera, sono “generiche, e non dettagliate dal punto di vista tecnico, tanto che non si capisce dove l’ateneo si sente penalizzato”.

Ad intervenire ancora una volta a tutto campo, sulla scottante partita del riordino dell’assetto e funzioni dei nosocomi d’Abruzzo, è Pierluigi Cosenza, direttore generale dell’Agenzia sanitaria regionale, primo aquilano nominato a capo dell’Asr, che difende a spada tratta nella bozza che porta anche la sua firma, arrivata venerdì in commissione Sanità della Regione. Lo fa questa volta  rispondendo innanzitutto, senza peli sulla lingua, innanzitutto alla levata di scudi di Edoardo Alesse, rettore dell’Università dell’Aquila, che ha parlato in una nota di forti penalizzazioni per l’atene ha un ruolo nell’ospedale clinicizzato del San Salvatore, sede formativa per i corsi di studio di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria nonché per numerosi corsi di area sanitaria.

In questo clima teso il faccia a faccia è in programma lunedì prossimo è previsto un incontro con le Università dell’Aquila e Chieti- Pescara,

Nel suo intervento Cosenza allarga il campo e pone anche l’altolà a chi considera la sanità “un mercato”, agli “interessi di bottega”, a chi “vuole coltivare solo il suo orticello”. Tenuto conto che in sanità “le scelte devono essere guidate dal raziocinio e agli interessi dell’utenza e della qualità del servizio”. La conferma che le proposte migliorative per gli ospedali marsicani “sono state accolte nella misura in cui erano ragionevoli”. L’impegno a far salvo il punto nascite di Sulmona, “con una relazione presentata al ministero che rende evidente la sua funzione insostituibile”.

La bozza rimaneggiata negli ultimi giorni, che porta anche la firma del medico aquilano, tecnico di area Lega, dopo il passaggio in commissione, in caso di via libera, sarà approvata dalla Giunta, su proposta dell’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega, e prima dell’arrivo in consiglio regionale per il via libero definitivo, dovrà passare al vaglio del Ministero della Salute, tenuto conto che l’Abruzzo è ancora ancora soggetto al controllo del tavolo di monitoraggio dopo l’uscita dal commissariamento del 2016.

Per la maggioranza di centrodestra di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, quella della nuova rete ospedaliera è una delle sfide più scottanti, e che già crea scontri e prese di posizione. Sfida  non a caso rinviata per anni, e  che dovrà attenersi ai criteri ancora vigenti della legge 70 dell’ex ministro Beatrice Lorenzin che, ironia della sorte, è apertamente contestata nel suo impianto dal centrodestra abruzzese.

Proprio perché non  compatibile con i criteri fissati dalla Lorenzin, è stata abbandonata l’ipotesi di due poli ospedalieri di secondo livello, il top della gamma con tutte le specialità, ma nella formula “diffusa”, a L’Aquila e Teramo e a Chieti e Pescara, e si è più realisticamente optato per assicurare ai quattro ospedali dei capoluoghi abruzzesi la qualifica di Dipartimento d’emergenza e accettazione  (dea) di secondo livello, con tutte  le discipline e i reparti necessari a far fronte a 360 gradi all’emergenza specifica, senza doversi rivolgere a presidi di altre regioni: Teramo e Chieti per la cardiologia, L’Aquila e Pescara per l’ictus.

Per il resto Il piano prevede sette presidi di primo livello, un gradino più sotto dell’irrealizzabile secondo livello: oltre ai nosocomi dei quattro capoluoghi, anche quelli di Lanciano, Vasto e Avezzano. Ed ancora sette ospedali di base: Sulmona, Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, e due in zone “particolarmente disagiate”: Atessa e Castel di Sangro, che manterranno comunque i rispettivi pronto soccorso.

Un piano che ribadisce Cosenza, che supera le logiche di campanile, e le disparità di trattamento tra costa e aree interne, non prevede nessuno taglio e depotenziato, ed anzi prevede un aumento di posti letto e reparti”.

A salire sugli scudi, sono stati però alla lettura di una prima versione della bozza, i sindaci marsicani, contro la mortificazione dei presidi di Avezzano, Pescina e Tagliacozzo,  tanto che la bozza ha accolto buona parte delle loro richieste, grazie anche ai buoni offici su spinta della commissione regionale sanità, Mario Quaglieri di Fdi, e il consigliere regionale della Lega, Simone Angelosante, entrambi medici eletti nella Marsica.

Si è registrata poi la levata di scudi di Edoardo Alesse, rettore dell’Università dell’Aquila, che ha un ruolo nell’ospedale clinicizzato del San Salvatore, sede formativa per i corsi di studio di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Protesi dentaria nonché per numerosi corsi di area sanitaria. Alesse ha bocciato il Piano,  affermando in una nota che “non sembra essere guidato da una logica di migliore funzionalità, non tiene in conto le esigenze dei territori né lo sforzo programmatico e gli investimenti fatti dall’Università dell’Aquila per garantire la migliore formazione possibile per i propri studenti e specializzandi e, di converso, il miglior servizio assistenziale per i cittadini”, lamentando anche “il mancato coinvolgimento dell’ateneo nella elaborazione del piano”.

Arriva ora la replica netta di Cosenza, che al San Salvatore è in aspettativa dal ruolo di primario del reparto Degenza breve, da quando ha preso il posto all’Asr di Alfonso Mascitelli, che è andato a fare il direttore sanitario alla Asl provinciale aquilana.

“Sinceramente non ho capito quali sono le critiche – ribatte Cosenza – , e in cosa esattamente l’Università si ritiene penalizzata. Il rettore ha parlato nella nota in maniera generica. Sono il primo ad auspicare un confronto nel merito, ricordando però che ci sono stati incontri con  l’università dell’Aquila e di Chieti-Pescara,  e insieme all’assessore e abbiamo spiegato in linea di massima quello che prevedeva il nuovo assetto. Poi non abbiamo avuto altre interlocuzioni anche se mi ero raccomandato con il rettore di proseguire il confronto. Ho provato a chiamarlo più volte, e non ho avuto risposta. Come agenzia non abbiamo nulla da nascondere, ma anche le critiche devono essere alla luce del sole”.

E sottolinea: “le scelte fatte anche per l’ospedale dell’Aquila  sono nella direzione di una migliore organizzazione, sia per la parte ospedaliera che per quella universitaria, eventuali rinunce vanno inquadrate nell’obiettivo di mettere al primo posto l’utenza”.

Cosenza ne approfitta dunque per intimare l’altolà “a tutti coloro che in maniera ufficiale e ufficiosa vanno a vedere soltanto se quella unità operativa sia stata conservata o meno, senza alzare lo sguardo all’assetto complessivo, che non farà altro che potenziare la sanità abruzzese. Certe volte sembra di essere al mercato. E’ ora di dire basta a discorsi  sterili e da bottega: in sanità si può avere tutto, ma vantando requisiti, capacità e professionalità”.

Scontro rientrato invece con i sindaci  marsicani soddisfatti delle migliorie apportate al piano relativi ai loro nosocomi.

“Abbiamo ricevuto delle istanze precise, le abbiamo valutate, e accolte nella misura in cui era possibile farlo, perché nessuno ha la bacchetta magica. Ma devo dire che ci erano state contestate anche cose che non erano vere, ovvero che volevamo depotenziare l’ortopedia ad Avezzano”, spiega Cosenza.

Anche qui con un distinguo: “le richieste immotivate che riguardano l’orticello di questo o quel medico o primario, non sono state prese in considerazione, altre che andavano nella direzione di un miglioramento della sanità e di una migliore risposta all’utenza, sono state ovviamente accolte”.

Infine il punto nascite di Sulmona, che in base ai requisiti della Lorenzin non avendo un numero sufficiente di parti dovrebbe in teoria essere dismesso.

“Noi stiamo facendo di tutto per mantenere questo punto nascite. abbiamo argomentato al Ministero in modo dettagliato e tecnico  perché deve restare operativo. Abbiamo aggiunto unità operative all’ospedale per fare in maniera che possa essere un dea di primo livello. La scelta di chiuderlo sarà politica, eventualmente, e se assumerà la responsabilità il governo”.

RIPRODUZIONE RISERVATA


    Rispondi

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: