cronaca

Ricostruzione lenta: pronta la mannaia della Corte dei Conti 

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De Matteis (Forza Italia) lancia la proposta per i lavori fermi: i proprietari degli immobili devono rispondere dell’inerzia

L’AQUILA. I ritardi “colpevoli” nella ricostruzione degli aggregati privati oltre che al commissariamento – come già previsto dalle norme relative al sisma 2009 – potrebbero portare i responsabili a risponderne davanti alla Corte dei Conti. La proposta, che se diventasse realtà sarebbe una “bomba” sulla vicenda post terremoto, è stata avanzata ieri mattina dal consigliere comunale Giorgio De Matteis nella seduta della commissione Garanzia e Controllo presieduta da Giustino Masciocco.

De Matteis ha fatto riferimento a particolari tipologie di ritardo e cioè a quei casi nei quali il contributo è disponibile da anni – e spesso fermo su un conto corrente bancario – ma che per “beghe” varie resta inutilizzato. «Un milione di euro stanziato cinque anni fa per un cantiere, oggi probabilmente non basta a fare le cose che con quei soldi si volevano fare originariamente», ha sottolineato De Matteis, «e quindi al danno del ritardo nel ricostruire si potrebbe aggiungere la beffa di fondi insufficienti». Quella di De Matteis potrebbe anche essere una provocazione, ma è stata fatta in una sede istituzionale tanto che il presidente della commissione ha annunciato la convocazione di una seduta proprio per fare il punto sugli aggregati bloccati e non ha escluso che possa essere la stessa commissione a rivolgersi alla Corte dei Conti come già accaduto per i “buchi” nei conti del piano Case. L’intemerata di De Matteis non è nata per caso. Ieri infatti la commissione, su sollecitazione del consigliere Lelio De Santis, ha discusso su una vicenda che è destinata a restare un buco nero nella faticosa rinascita dell’Aquila. Si tratta di un’area lungo via XX Settembre, a due passi dal palazzo di giustizia e che gli aquilani ricordano bene perché sulla zona insisteva l’ex sede dell’Anas. Oltre all’edificio Anas c’erano due palazzi – condominio Castiglione e condominio Fonte Preturo – e un edificio dell’Ater.

Nel 2015 per il recupero di quella parte dell’Aquila (che oggi sembra un pezzo di città bombardata) fu formalizzato un piano di riqualificazione a iniziativa privata, avallato dal punto di vista della pianificazione urbanistica dal Comune. Il piano prevedeva la ricostruzione degli edifici e la realizzazione di una piazza e di aree verdi. Venivano previsti aumenti di cubatura per realizzare locali commerciali che sarebbero andati in proprietà alle ditte che a loro spese (e quindi non con l’indennizzo pubblico) avrebbero realizzato una piazza da 700mila euro.

Un progetto splendido, tutti contenti e squilli di tromba. Senza rifare tutti i passaggi (roba da tunnel dell’orrore) si arriva a oggi con questa situazione: uno dei palazzi, Castiglione, forse non sarà nemmeno ricostruito perché tutti gli inquilini hanno scelto la casa equivalente e di fatto hanno ceduto la proprietà al Comune, anche l’edificio Fonte Preturo ha molte “equivalenti” e i proprietari rimasti ora insistono per ricostruire subito al di fuori dell’accordo-convenzione del 2015 (che quindi di fatto non esisterebbe più). L’Ater vuole ricostruire (in quel palazzo al civico 123 il 6 aprile ci furono 5 vittime, ma questo nel dibattito pubblico sembra essere un dettaglio di poco conto) e pare che ora stia valutando con il Comune il da farsi (ieri mattina l’assessore all’urbanistica Daniele Ferella ha lanciato un’idea: rifare il palazzo Ater al posto del Castiglione). Della piazza si sono perse le tracce. Il Comune non intende spendere soldi pubblici per fare una “agorà” al solo servizio dei privati. O meglio lo farebbe pure, ma dovrebbe essere uno spazio a servizio di tutta la città. Tempo fa Ferella disse che il Comune avrebbe potuto accollarsi le spese della piazza (per circa 300mila euro e non 700mila), ma i proprietari avrebbero dovuto pagare almeno il livellamento del terreno (100mila euro). Nemmeno questo pare sia stato possibile. Conclusione: se passa la proposta di alcuni proprietari del palazzo Fonte Preturo («rifacciamo solo il nostro, dopo 12 anni basta rinvii») quell’area resterà una macchia sulla coscienza di tanti che hanno difficoltà a immaginare una città più bella e funzionale. Lunedì in Comune riunione con i proprietari del Fonte Preturo per cercare soluzioni. Ma a questo punto tutto sembra in salita.

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