pescara

ASL L’AQUILA: TESTA AD UN PASSO DALLA REVOCA, PAROLA FINALE A GIUNTA REGIONALE

asl-l’aquila:-testa-ad-un-passo-dalla-revoca,-parola-finale-a-giunta-regionale

L’AQUILA  – Roberto Testa rischia seriamente di perdere il posto di direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, anzi avrebbe le ore contate dopo le contestazioni che gli sono state recapitate soprattutto sulla gestione della emergenza covid: la Giunta regionale potrebbe revocare anticipatamente il contratto al 57enne manager romano nominato dal centrodestra e poi caduto in disgrazia, il cui mandato scade nel 2023 con la prima verifica in programma nel prossimo mese di settembre.

La riunione, che si annuncia molto tesa, potrebbe essere convocata per domani o dopodomani. In queste ore è in corso un febbrile lavoro di preparazione della delicata documentazione che potrebbe innescare un contenzioso pericoloso per la Regione visto che, da quanto emerge da fonti interne all’azienda sanitaria, Testa sarebbe pronto ad impugnare la revoca e chiedere un pesante risarcimento danni.

Alla resa dei conti, in un clima di caos e scontri nella Asl aquilana si è giunti il 3 giugno scorso, quando si è conclusa con un giudizio negativo la valutazione dell’operato del manager romano avviata dagli uffici regionali della sanità, in particolare dall’assessore al ramo Nicoletta Verì, della Lega, e dal direttore regionale, Claudio D’Amario: il percorso disciplinare era stato avviato nei giorni scorsi un in seguito a numerosi, duri, rilievi su varie questioni, e non sarebbero state ritenute sufficienti da parte di tecnici e politica le controdeduzioni inviate dal dg in sella dal settembre del 2019 e da qualche mese in dissenso con la coalizione di centrodestra al governo dal febbraio del 2019 ed attualmente alle prese con inchieste, manco a dirlo sulla sanità, che vedono coinvolti esponenti di Fdi, Fi e Lega.

Gli uffici regionali della sanità avrebbero elaborato un impietoso e dettagliato dossier nel quale si sarebbe messo nero su bianco il venir meno della fiducia, valore sul quale si incentrano questi rapporti; carte che giustificherebbe la revoca anticipata dell’incarico al manager romano, nominato ad agosto 2019, su indicazione del presidente, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, e dell’assessore al bilancio Guido Liris, anche lui di FdI, manager poi entrato in fortissima rotta di collisione con la maggioranza di centrodestra, a cominciare dalla Lega. Per finire nelle ultime settimane a Marsilio che lo ha attaccato duramente sia in riunioni tecniche sia pubblicamente.

L’esecutivo avrebbe preso la decisione nonostante il manager sia difeso da alcuni esponenti di Fdi, in testa il sindaco, Pierluigi Biondi.

E il ben servito scatterebbe ben prima della scadenza naturale del contratto di Testa, a settembre 2023, e ancor prima della valutazione di metà mandato prevista a settembre prossimo, le classiche forche caudine per tutti i manager delle Asl.

Si aprirebbe così la strada all’arrivo di un commissario, e in pole position ci sarebbe il professor Ferdinando Romano, ex docente all’università D’Annunzio Chieti-Pescara ed ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, nome assai gradito ai salviniani che lo hanno sostenuto invano per la corsa alla direzione della Asl provinciale aquilana che si è conclusa con la scelta di Testa contestata dalla Lega che nell’agosto del 2019 ha aperto per protesta la prima mini-crisi, la prima di una serie più lunga nel difficile rapporto con Fdi.

Nel dossier sono almanaccate le presunte omissioni nella gestione della lunga emergenza pandemica da parte di Testa, come pure nell’organizzazione degli ospedali, con l’accusa, grave, di conseguenze in termini di danni riportati da alcuni pazienti. Contestato poi il caos che si è generato nelle scorse settimane per la vicenda dei tamponi covid comunicati in forte ritardo, problema che ha interessato in particolare Avezzano, e che ha  portato anche ad un intervento dei Carabinieri del Nas. Recentemente, Testa è nuovamente finito nel mirino della politica per la vicenda della dipendente a cui non era stato rinnovato il contratto perché in stato di gravidanza.

Il dg romano però non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, ed è pronto a resistere con ogni mezzo: ha già presentato una memoria difensiva di 40 pagine, in cui si contestano punto per punto le accuse a suo carico, che però è stata respinta. Testa è pronto anche, alla malaparata, ovvero in caso di revoca, a ricorrere alla giustizia amministrativa, trascinando la Regione in un contezioso dagli esiti molto incerti, come prova la recentissima vittoria in Corte di appello dell’ex manager della Asl di Pescara Armando Mancini, anche lui defenestrato anzitempo, a seguito di una valutazione negativa dall’attuale maggioranza di centrodestra.

Non a caso, sono ore febbrili in Regione, e vista la delicatezza dell’atto di revoca potrebbe slittare a mercoledì, per consentire a pool di dirigenti di limare e soppesare in ogni dettaglio il dossier accusatorio.

Plastica rappresentazione del rapporto fiduciario oramai irrimediabilmente incrinato tra Testa e il suo datore di lavoro, la Regione, la conferenza stampa al Comune dell’Aquila di alcuni giorni fa che ha illustrato gli esiti della campagna di vaccinazioni “a tappeto” in dieci piccoli comuni della provincia: Testa pur di non sedere al fianco del presidente Marsilio al tavolo dei relatori, è rimasto tra il pubblico, cedendo il suo posto al direttore del dipartimento di Prevenzione della Asl, Domenico Pompei.

Altro forte elemento di frizione è esplosa poi negli ultimi giorni con la delibera del primo giugno con cui Testa ha annunciato la decadenza, a partire dal primo luglio, di cinque direttori di dipartimento su nove, tra cui spicca il nome del primario di cardiologia Sabrina Cicogna,  considerata di area Lega, a capo del Dipartimento Medico, e ancora di Sandra Di Fabio, Dipartimento Materno Infantile, di Fabrizio Andreassi  al Dipartimento Tecnico, di Massimo Di Pietro, nel Dipartimento Tecnologie Pesanti, e di Giuseppe Calvisi, al Dipartimento Servizi Biomedici.

Un “atto dovuto”, si legge nella delibera, e “privo di discrezionalità”, in quanto i cinque hanno raggiunto il termine massimo di sei anni, tre di carica più tre di proroga di incarico, “non prorogabile”. Nel fronte ostile a Testa c’è chi però giudica anche questa delibera una “forzatura”, un “atto ostile”, perché i direttori vengono scelti dai medici, e si poteva anche soprassedere fino alle elezioni, che non sono state ancora convocate in quanto non è stato approvato l’apposito atto aziendale il cui via libera deve essere dato dalla Regione. Insomma, in questo clima avvelenato anche un passaggio formale viene tacciato di sospetto “eccesso di zelo”, anche perché Testa potrebbe ora intanto procedere alla nomina dei cinque nuovi direttori di Dipartimento, come facente funzione, in attesa appunto delle elezioni, in piena autonomia rispetto ad eventuali indicazioni e desiderata della parte politica, con cui è oramai ai ferri corti.

Aspetto dirimente è che tra i cinque direttori prossimi alla decadenza c’è Sabrina Cicogna: i guai per Testa sono infatti cominciati proprio a partire dalla mancata nomina definitiva a direttore sanitario della primaria aquilana, che era facente funzione, prendendo tempo fino allo scadere del termine ultimo per la  conferma, ovvero il 24 gennaio scorso, data di compimento del 65esimo anno di età da parte di Cicogna. Decisione che ha mandato su tutte le furie la Lega con in testa il segretario regionale, il deputato aquilano Luigi D’Eramo e l’assessore  Verì, ma anche il presidente Marsilio, a dir poco irritato del comportamento da battitore libero del manager che pure il presidente aveva aveva benedetto nell’ascesa ai vertici dell’azienda sanitaria.

Come se non bastasse, Testa a metà febbraio ha nominato a direttore sanitario, Alfonso Mascitelli, medico pescarese, ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, valente e stimato tecnico, ma di area centrosinistra ed ex senatore e consigliere regionale dell’Italia dei valori. Nomina non concordata ovviamente con la parte politica, con inevitabili e nuove veementi reazioni. A proposito, di Ds Testa ne ha nominati tre in un anno e mezzo, dopo aver defenestrato anticipatamente Simonetta Santini, nominata dall’ex dg, Rinaldo Tordera, nominato dal centrosinistra guidato da Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd e presidente della commissione Finanze e Tesoro.

Altre polemiche sono divampate poi per la nomina arrivata a stretto giro del direttore amministrativo, Stefano Di Rocco, per la Lega illegittima per la mancanza di requisiti del dirigente marsicano.

Con il commissariamento, ad andare a casa non sarebbe solo Testa, ma anche i direttori Mascitelli e Di Rocco: due poltrone in più per lo spoils system, ma anche un accresciuto rischio di contenziosi, perché può essere dato per scontato che i due faranno ricorso.

Ad aver finora difeso Testa, sono stati invece i sindaci dell’Aquila Pierluigi Biondi, di Fdi anche lui, e di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio, che dall’ottobre del 2020 è di nuovo primo cittadino con una maggioranza civica in cui sono presenti pezzi di centrodestra, tra cui alcuni esponenti di Fdi, e di centrosinistra. Più defilato l’appoggio dell’assessore regionale al Bilancio, l’ex vice sindaco dell’Aquila, Guido Liris, dirigente medico in aspettativa della Asl.

La Lega è però determinata a consumare la vendetta, forte del suo peso nella maggioranza di centrodestra, avendo 10 consiglieri su 17 e 4 assessori su 6, compreso quello alla Salute Verì, a cui si aggiunge anche il nuovo direttore Asr, Pierluigi Cosenza, medico e tecnico di area salviniana ed uomo forte della sanità abruzzese, che ha preso il posto di Mascitelli.

L’offensiva ufficiale contro Testa, dopo le bordate a mezzo stampa è partita a a metà maggio con una lettera ufficiale di contestazione sull’operato del manager, giudicata a fortemente insoddisfacente nell’emergenza coronavirus, che ha suonato come un preavviso di sfratto, a firma di Verì e del direttore del dipartimento Sanità, Claudio D’Amario, pescarese, altro pezzo da novanta del comparto.  Una azione alla quale Testa inizialmente non ha replicato arrivando quasi alla scadenza dei termini prima di fornire spiegazioni scegliendo di sfidare il centrodestra.

L’iter è andato avanti ed ora potrebbe arrivare il redde rationem: la giunta un base alla valutazione può procedere alla revoca, ma potrebbe anche in teoria limitarsi ad un ammonimento, l’ipotesi è giudicata come remota, visto che la Lega in primis vuole la rimozione immediata, costi quel che costi.

Va però tenuto conto che un manager, seppure di indicazione “politica” non può essere per contratto  defenestrato senza valide e inoppugnabili ragioni.

E accaduto infatti che a metà maggio la Corte di Appello ha respinto il ricorso della Regione Abruzzo, confermando la decisione del Tar che ha dichiarato illegittima la decadenza anticipata a ottobre 2019, dell’ex dg in quota centrosinistra  Mancini, a seguito della bocciatura del Nucleo di valutazione, nel giudizio di metà mandato. La Regione Abruzzo ha fatto ricorso in Cassazione, ma rischia ora pesanti risarcimenti.

Mancini, va poi ricordato, era stato cacciato per liberare una preziosa poltrona oggetto di spoils system, assegnata a Vincenzo Ciamponi, dato in quota Lega, ora indagato per corruzione nell’inchiesta della Procura di Pescara su presunti appalti truccati a favore della cooperativa La Rondine. E in una altra inchiesta è accusato assieme al direttore sanitario, Antonio Caponetti, per presunte omissioni nella gestione dell’emergenza covid e di avere una qualche responsabilità per la crescita esponenziale di contagi registrata nell’ultimo periodo nel capoluogo adriatico e nell’area metropolitana. Anche questi, potenzialmente, argomenti a favore di Testa in caso di ricorso contro la sua rimozione, visto che nei confronti di Ciamponi la Regione ad oggi non ha nulla da obiettare.

RIPRODUZIONE RISERVATA


    Rispondi

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: