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I gestori non mollano: «Dal 7 luglio si cambia»

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le associazioni di categoria insistono: le chiusure vanno cambiate 

PESCARA. L’opinione delle associazioni di categoria sulle scelte del Comune non cambia, per gli orari della movida. Resta un «no» convinto. Ieri se n’è discusso nuovamente nel corso di un incontro a…

di Flavia Buccilli

PESCARA. L’opinione delle associazioni di categoria sulle scelte del Comune non cambia, per gli orari della movida. Resta un «no» convinto. Ieri se n’è discusso nuovamente nel corso di un incontro a cui hanno partecipato il sindaco Carlo Masci e, in rappresentanza degli operatori, Riccardo Padovano, presidente di Confcommercio, Gianni Taucci, direttore di Confesercenti, Carmine Salce, direttore della Cna e Fabrizio Vianale, direttore della Confartigianato, in vista dell’ordinanza. Gli operatori puntavano a una ripresa dell’attività senza limiti e invece sindaco e maggioranza hanno voluto trovare un punto di equilibrio tra gestori dei locali e residenti, che non sono disponibili a rinunciare al diritto a riposare tranquillamente, per via dei rumori.

Qualcosa l’hanno ottenuta, le associazioni. E cioè la possibilità che dal 7 luglio in poi ci sia un prolungamento degli orari delle attività. «Non siamo d’accordo con questi orari», dicono Taucci e Salce, «ma speriamo che questo sacrificio ci consenta di lavorare in piena libertà, in condizioni normali, cioè fino alle 2, nella fase successiva. Premiamo, quindi, affinché dal 7 luglio si preveda un orario più lungo», proseguono.

Le associazioni vogliono discutere la questione anche «con i capigruppo in consiglio comunale», e attendono di essere convocate visto che proprio sugli orari si è espresso già il consiglio, due giorni fa. Ieri si è parlato, a questo proposito, della possibilità di «portare un piano degli orari in consiglio, e il sindaco si è detto favorevole». È stato chiesto, poi, che rispetto all’orario di chiusura fissato nell’ordinanza, «si diano 15 minuti in più ai locali per togliere i tavoli» e comunque certe questioni, come quella dei «controlli pressanti in prossimità dell’orario di chiusura, vorremmo affrontarle con il prefetto Giancarlo Di Vincenzo».

Resta la delusione perché «non si è tenuto conto della situazione che i locali hanno vissuto fino ad oggi» per via della pandemia, con una crisi senza precedenti. «Siamo tornati a un anno e mezzo fa, quando si discuteva esattamente delle stesse cose» ma in mezzo c’è stata la pandemia. «Dai residenti ci saremmo aspettati una posizione più vicina alle imprese, per il dramma che hanno subito», concludono Salce e Taucci.

Ipotizzando una divisione della città in zone, con orari di attività limitati, Padovano osserva che la Confcommercio «ingoierà questa soluzione ma a luglio, quando saranno riaperte anche le discoteche, gli orari andranno ampliati. Le famiglie, in piena estate, dovranno avere un atteggiamento diverso. A loro chiedo di non fare un braccio di ferro perché ci faremmo male a vicenda. Hanno ragione, ma ci sono delle imprese che non hanno guadagnato per mesi e hanno comunque pagato le spese».

«La discussione degli orari andava rinviata a settembre e si doveva mettere al centro di tutto il rilancio delle aziende che hanno affrontato un periodo difficile», commenta Vianale. «Va tutelato tutto il mondo produttivo, non ci sono operatori di seria A e operatori di serie B», aggiunge parlando della suddivisione in zone. Tra gli operatori si mormora già di possibili ricorsi all’ordinanza sugli orari mentre Pescara Viva chiede «all’unanimità le dimissioni immediate del sindaco e dell’assessore al commercio Alfredo Cremonese». La decisione del Comune, scrivono su Facebook dall’associazione «danneggia non soltanto i gestori di ristoranti, locali, pizzerie e quant’altro, ma anche e soprattutto i cittadini pescaresi, che saranno costretti a spostarsi nei comuni limitrofi, per non parlare del danno economico al turismo perché nessuno vorrà andare in vacanza nell’unica città in Italia rimasta col coprifuoco».

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