cronaca

Munda trasloca al Castello Ipotesi di rientro a Natale 

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Sfida del nuovo consiglio d’amministrazione: avviare a fine anno il trasferimento Tra le priorità la riapertura della sala del Mammut e il ritorno del gonfalone

di Roberto Ciuffini

L’AQUILA. Il Museo nazionale d’Abruzzo (Munda) potrebbe tornare nella sede storica del Forte Spagnolo già entro la fine del 2021.

È questo l’auspicio rivelato ieri, nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta nell’attuale sede del Museo, a Borgo Rivera, dalla direttrice, Maria Grazia Filetici, e dal professor Vincenzo Cerulli Irelli, uno dei cinque membri del nuovo consiglio d’amministrazione dell’ente. All’incontro con i giornalisti erano presenti, tra gli altri, anche l’assessore comunale al Turismo Fabrizia Aquilio, il prefetto Cinzia Torraco e il direttore del Maxxi L’Aquila Bartolomeo Pietromarchi. FORTE SPAGNOLO. A gettare il cuore oltre l’ostacolo è stato proprio Cerulli Irelli: «La sede naturale del Munda è il Castello cinquecentesco», ha affermato nel corso del suo intervento, «e speriamo di potervi rientrare già per Natale. Nei giorni scorsi abbiamo fatto un sopralluogo nel cantiere. I lavori del primo lotto sono a buon punto. Tornare nella sede originaria vorrebbe dire riportare le opere al primo piano e riaprire l’accesso al pubblico della sala del Mammut. È ora, sono passati troppi anni».

Filetici si è mostrata più cauta sulle tempistiche, ma ha ribadito comunque come il ritorno in centro sia l’obiettivo primario del suo mandato. L’insediamento della nuova direttrice, avvenuto lo scorso anno, è coinciso con l’ingresso del Munda nel club dei musei italiani ad autonomia speciale, un regime che consentirà di avere maggiore libertà sotto il profilo sia organizzativo che economico, con l’apertura anche a finanziamenti di tipo privato.

RIENTRO A TAPPE. Il “ritorno a casa” all’interno del Forte Spagnolo, ha spiegato Filetici, sarà graduale, dovendo fare i conti sia con il prosieguo dei lavori (il primo lotto è stato quasi ultimato, ma rimangono da fare gli altri due) sia con i tempi necessari al riallestimento degli spazi, al trasporto e alla ricollocazione delle opere della ricchissima collezione del Munda, che oggi è solo in parte esposta nella sede di via Tancredi da Pentima, essendo, per il resto, ancora “dispersa” nei depositi («non sempre idonei», ha sottolineato Cerulli Irelli) dove è stata trasportata dopo il terremoto del 6 aprile del 2009. «Il nuovo Munda», ha affermato la direttrice Filetici, «sarà un museo del secondo millennio, un luogo di conoscenza e formazione dove sorgerà anche un laboratorio multidisciplinare per insegnare le tecniche di cura delle opere d’arte, dalla diagnostica al recupero».

MAMMUT E GONFALONE. Altro traguardo da raggiungere a breve sarà quello della riapertura al pubblico della sala dove è conservato il Mammut, storico ospite del Forte Spagnolo: il restauro, finanziato dalla Guardia di Finanza, è stato completato già da diverso tempo ma restano da ultimare i lavori di rifinitura dei locali, quelli del Bastione Est. La direttrice Filetici ha annunciato, inoltre, che a breve il Munda si riapproprierà anche dello stendardo del gonfalone, che mostra la città al tempo di Margherita d’Austria, attualmente ospitato negli spazi dell’Opificio delle pietre dure, a Firenze.

«Abbiamo progettato un allestimento di particolare cura, perché la tela si è molto indebolita», ha concluso Filetici. Si tratta di un’opera di dimensioni notevoli (4,5×3 metri), che è stata realizzata nella seconda metà del 1500 da Giovanni Paolo Cardone, allievo del pittore aquilano Pompeo Cesura.

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