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PROVINCIA E AMBIENTE PESCARA: A PROCESSO 13 FURBETTI CARTELLINO, TESTE, ‘MINACCIATO DI MORTE’

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PESCARA –  “Assenteismo incallito” e anche “minacce di morte da alcuni colleghi”  dopo le sue denunce. Questo in sintesi ha spiegato ai giudici il teste dell’accusa Gabriele Frisa, dipendente di Provincia e Ambiente, l’ente in house totalmente partecipato dalla Provincia di Pescara, nel processo che vede imputati tredici dipendenti che rispondono a vario titolo di truffa, falso e qualcuno anche di peculato per l’uso improprio dell’autovettura di servizio. Accuse tutte ovviamente da dimostrare.

Rinviati a giudizio i 13 dipendenti accusati, a vario titolo, di assenteismo, truffa, falso e peculato d’uso: Paride Chiulli, Graziano Di Tillio Biagio, Simone Di Silvio, Angelo Di Pietrantonio, Giancarmine Di Ciccio, Francesco Angeloni, Romina Nazari, Roberto Micucci, Angelo Bucci, Gianluca Pretara, Alberto Malito, Paolo D’Onofrio e Pietro Zallocco, quest’ultimo il direttore tecnico e capo del personale

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Andrea Papalia, risale al maggio del 2017, partita proprio dalle dichiarazioni di Frisa e ha fatto emergere alcune presunte condotte illecite tenute dagli imputati che – a giudizio della Procura – avrebbero “ripetutamente attestato il falso omettendo di registrare, mediante l’apposito lettore marcatempo o badge, i propri allontanamenti dalla sede di lavoro, non effettuati per lo svolgimento di attività di servizio o comunque utilizzati per finalità ricreative e/o relazioni meramente personali, in periodi di tempo intermedi fra la registrazione dell’orario di ingresso e quello di uscita”.

Ad alcuni imputati è stato contestato anche l’indebito utilizzo dell’auto di servizio. Gli investigatori hanno fatto ricorso a servizi di osservazione e pedinamento e all’installazione di telecamere sul luogo di lavoro.

Accuse confermate da Frisa ieri in aula, che due mesi fa ha anche presentato denuncia per le minacce ricevute. Come riferisce il quotidiano Il Centro, alcuni colleghi, scoppiato il caso, e aperta l’inchiesta sarebbe stato aggredito con frasi del seguente tenore: “Sei stato tu a far scoppiare questo scandalo”, “Tu sei un morto che cammina”, “Tu meriteresti due schiaffi”, “sei un pezzo di merda”.

A deporre anche il comandante della stazione dei carabinieri di Pescara centro, Francesco Mingolla, che ha confermato che “c’erano illeciti diffusi, quindi si decise di installare le telecamere ed avviammo controlli fuori dell’ufficio e pedinamenti per capire cosa andassero a fare i dipendenti quando uscivano. Notammo che a volte passavano il cartellino due o tre volte, così l’orologio annullava le operazioni e faceva figurare l’intero servizio”.

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