cronaca

AstraZeneca, per le Regioni regole troppo confuse: “Dalle autorità sanitarie arrivino indicazioni chiare”

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Dopo la morte a Genova di Camilla, la 18enne vaccinata con AstraZeneca, a finire sotto accusa è l’ambiguità delle autorità sanitarie. Quel “raccomandato sopra ai 60 anni” usato dall’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, e ripreso dal Ministero della Salute in una circolare dell’8 aprile sono, per molti presidenti di Regioni italiani, una formula equivoca che ha finito per scaricare su di loro le responsabilità. Le pressioni per accelerare le vaccinazioni, le richieste del generale Francesco Figliuolo di rivedere quel limite d’età e la necessità di smaltire le scorte di AstraZeneca avrebbero contribuito a un uso esteso del vaccino al di fuori delle raccomandazioni. Il tutto senza una comunicazione adeguata ai giovani dei rischi che correvano, con un semplice modulo da firmare per l’assunzione di responsabilità.

Il rischio di trombosi di AstraZeneca e Johnson&Johnson era e resta minimo: un caso ogni 100mila vaccinati. Ma quando una statistica prende il volto di una ragazza 18enne morta il suo significato cambia molto. E il presidente della sua Regione, Giovanni Toti, che ha organizzato l’open day in cui il 25 maggio la ragazza è corsa a vaccinarsi, chiede che le autorità sanitarie si prendano le proprie responsabilità, chiarendo se AstraZeneca sui giovani si può usare oppure no. “E’ il momento della responsabilità” scrive su Facebook. “Ai medici e agli scienziati spetta stabilire l’eventuale nesso fra il vaccino, altri farmaci assunti e tutte le circostanze che hanno portato a questo terribile evento”.

Quella parola “raccomandato” non può evidentemente bastare a orientare una campagna vaccinale così complessa. “Al ministero della Salute, all’Agenzia del farmaco, all’Istituto di sanità, al Comitato tecnico scientifico” Toti chiede “la responsabilità di dire una parola chiara, definitiva e irreversibile sull’uso di AstraZeneca”. Da nord a sud, da destra e sinistra, la lamentela è univoca. Vincenzo De Luca parla a nome della Campania (che riserva AstraZeneca solo agli over 60 e ai richiami): “Questo è il livello di disorganizzazione e irresponsabilità di Aifa, che dovrebbe certificare l’uso dei vaccini ma non dice una parola”.

Gli altri governatori, da Luca Zaia in Veneto ad Alberto Cirio in Piemonte, rivendicano la loro scelta di non usare quel vaccino al di fuori delle indicazioni, Toti prosegue il suo sfogo: “La possibilità di usare AstraZeneca per tutti su base volontaria non è un’invenzione delle regioni o di qualche dottor Stranamore: è un suggerimento che arriva dai massimi organi tecnico-scientifici per aumentare il volume di vaccinazioni e quindi evitare più morti”.

AstraZeneca, usato in Italia da inizio febbraio, era stato prima indicato al di sotto dei 65 anni perché mancavano dati sperimentali al di sopra di quell’età. Quando, a fine febbraio, si è osservato il legame con i rari casi di trombosi, si è deciso di capovolgere strategia. Questi problemi sono infatti concentrati al di sotto dei 50-60 anni. Ma per non azzoppare la campagna vaccinale, alla luce di un’epidemia che in quelle settimane galoppava in Italia, si decise di usare il termine “raccomandato” anziché vietato.

Da tre giorni l’Aifa, il Ministero della Salute e il Comitato Tecnico Scientifico sono riuniti per trovare una nuova regola sull’uso sia di AstraZeneca che del vaccino simile, Johnson&Johnson, cui pure sono stati associati alcuni casi di trombosi.

La maggior parte delle Regioni in attesa di un nuovo parere scientifico hanno sospeso gli open day per i giovani. Così hanno fatto, tra le altre, Puglia, Emilia Romagna, Sicilia. In Toscana un open day Johnson&Johnson è riservato agli over 60.  Per riprendere la campagna vaccinale, molti governatori sollecitano ora una decisione ufficiale: “Attendiamo indicazioni sull’uso di Astrazeneca, richiamando la necessità che dalla comunità scientifica nazionale ci sia più chiarezza, più tempismo e più univocità” ha detto Cirio visitando un hub nel Piemonte.

Nel Lazio l’assessore alla Salute Alessio D’Amato ha sospeso l’open week con AstraZeneca e chiede: “Le prossime decisioni speriamo siano rapide, chiare e inequivocabili da parte del Comitato tecnico scientifico e del ministero circa le modalità di utilizzo e somministrazione per le rispettive fasce di età del vaccino AstraZeneca, soprattutto per quanto riguarda il richiamo dello stesso perché ovviamente avrà un’influenza sulla numerosità dei richiami che devono essere fatti”.

Già mercoledì il presidente della conferenza delle regioni e del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, aveva dichiarato a Forrest, su Radio uno: “Non si può pensare di fare la campagna vaccinale più grande della storia pensando che sia una classifica della serie A” tra regioni. “Se anche questo lo mettiamo in un tritacarne di classifiche quotidiane rischiamo di fare danno a cittadini e non di essere più veloci”.

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