pescara

Giovani e vaccini: «È l’unico modo per tornare insieme e viaggiare» 

giovani-e-vaccini:-«e-l’unico-modo per-tornare-insieme-e-viaggiare» 

Diciottenni in fila al Palafiere per ricevere la somministrazione: niente ansia, aspettavamo da mesi Carlotta: «Sogno la vacanza in Puglia». Lara: «Voglia di normalità». Andrea: «È la fine di un incubo»

di Cinzia Cordesco

PESCARA. Vaccinarsi è: tornare a viaggiare. O girare tutta la notte in macchina, a far baldoria con gli amici, senza più l’incubo del coprifuoco. Oppure mangiare una pizza insieme senza rispettare troppo il distanziamento. Riprendersi queste semplici libertà che un tempo erano normali e che oggi, dopo la pandemia, appaiono come un lusso. Ma vaccinarsi significa anche non essere un rischio per familiari, amici, colleghi e compagni di scuola. Ogni fascia di età può prenotare il vaccino in questa fase che precede di un paio di mesi il traguardo dell’immunità, previsto per agosto. Ieri mattina al Palafiere, tra i prenotati in attesa nelle varie salette, si respirava «voglia di uscirne al più presto». E se nelle settimane scorse si sono registrati tanti casi di svenimenti causati dalla paura della punturina, oggi i più giovani mostrano un coraggio che non ti aspetti. Ansia da vaccino: zero.

«Ci prendiamo tante medicine nel corso della vita, non ha senso avere paura del vaccino», argomenta Carlotta Pinto, 18 anni, studentessa dell’Acerbo, mentre aspetta il suo turno nella sala d’attesa dell’hub di via Tirino, «ho aspettato tanto tempo prima di arrivare a questo momento. Sono convintissima di ciò che sta facendo, usciamo da mesi difficili. Il primo giorno senza coprifuoco, con gli amici, ho girato tutta la notte in macchina, desiderosi di libertà. Ora guardo al futuro serenamente. Questa estate lavorerò in uno stabilimento balneare pescarese e poi andrò in vacanza a Gallipoli, in Puglia».

Lara Cini, 19 anni di San Giovanni Teatino, studentessa di Design alla D’Annunzio, è talmente convinta della vaccinazione, che ieri si è presentata al Palafiere persino con l’abbigliamento giusto: una maglietta con le spalline scese sulle braccia scoperte. «Il vaccino è l’unico modo per tornare alla normalità», dice la ragazza che svela di essere donatrice di sangue, «tutta la mia famiglia si è immunizzata, io non volevo essere un rischio né per loro, né per gli altri». L’inoculazione è finita. Fatto male? «Non me ne sono neppure accorta».

Ha la mano leggera l’infermiere Vincenzo Chiapparino, originario di Bari, trenta anni di esperienza negli ospedali di mezza Italia. I momenti più duri, («oltre che nella fase dei soccorsi durante il terremoto dell’Aquila 12 anni fa»), l’anno scorso nel reparto Covid dell’ospedale Fiera di Milano: «Ho visto il terrore negli occhi dei pazienti, la paura di morire. Il vaccino è una riconquistata libertà. Qui al centro vaccinale, la stanchezza sta solo nella ripetitività dei gesti, per il resto facciamo di tutto per tranquillizzare le persone che arrivano spaventate. In molti sono anche svenuti per l’ansia». Ha un sogno, Chiapparino: «Un viaggio alle Canarie, appena sarà tutto finito».

Tanti cittadini ringraziano i volontari delle varie associazioni di Protezione civile e Croce Rossa per l’accoglienza ricevuta nella sede di Fontanelle. Paolo Iervese, 68 anni, geometra in pensione di Montesilvano, volontario di Infinity, racconta il calore della gente: «Ci riempie di gioia il loro grazie quotidiano. L’amore delle persone che ci dicono “grazie per quello che fate” ci fa superare anche i momenti più difficili. Aiutare il prossimo è una tale, meravigliosa, esperienza che spesso ci dimentichiamo persino della stanchezza». Iervese, che si occupa di disciplinare gli ingressi nelle salette vaccinali, rivela che la domanda più frequente dei vaccinandi è: «Quando potremo toglierci la mascherina?».

Per Andrea Monaco, 18 anni, di Avezzano, studente maturando del liceo scientifico Galilei di Pescara, ala della Primavera calcio, il vaccino è la fine di un incubo: «Tutta la mia famiglia è stata contagiata» nel novembre scorso, «mio papà Antonio soprattutto, è stato molto male e io ho sofferto tantissimo la sua mancanza. Il suo plasma ha salvato altre vite, sono orgoglioso di lui. Però lontano dagli affetti e separato dalla distanza anche chilometrica, questa esperienza mi ha segnato profondamente». Ora il giovane ha voglia di vivere l’estate ma «anche se il peggio è passato, sarei molto cauto su un eventuale viaggio per vacanza». Ogni cosa a suo tempo. Invece Laura S. di Sambuceto, una sorella infermiera che l’ha aiutata a informarsi sui vaccini, un lavoro nel campo della sostenibilità ambientale, ha un obiettivo ambito: «Riprendere un aereo, partire, mangiare una pizza con gli amici, tornare alla normalità». Tutte le fasi del lockdown sono state «un lungo viaggio», anche dentro sé stessi, «ora speriamo solo che sia finita. Del vaccino non ho paura perché ho fiducia nella scienza».

Più apprensive le sorelle Maria Cristina e Antonella Di Nunzio, pescaresi, che si fanno forza l’un l’altra, appena dopo la vaccinazione di una delle due. Intanto, prosegue a ritmi serrati il lavoro del Vax Team, ieri coordinato dalla dottoressa Paola Sorice in affiancamento ad Alberto Costantini, direttore della farmacia Asl. Una siringa dopo l’altra, sono migliaia, le dosi (0,3 millilitri) di Pfizer preparate dai farmacisti e infermieri Luisa Morretti, Concetta Salci, Maria Rosini, Marinella Guarrera e Vittorio Acconcia.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: