cronaca

Botte alla moglie davanti ai figli, a processo 

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Trentenne teramano accusato anche di averla picchiata per impedirle di chiedere aiuto con il cellulare

TERAMO. Botte e urla davanti ai figli piccoli e quella mano torta nel tentativo di sfilarle il cellulare perché lei voleva chiedere aiuto: nell’Italia dei femminicidi senza tregua le storie di violenze scivolano nelle aule di giustizia come in una catena di montaggio. Drammaticamente uguali. A volte con particolari diversi in scenari che si ripetono. Come il caso che è finito nell’udienza preliminare al termine della quale il gup Roberto Veneziano ha rinviato a giudizio un 31enne teramano accusato di maltrattamenti nei confronti di quella che all’epoca dei fatti era la compagna. Secondo l’accusa l’uomo in più occasioni e sempre ubriaco avrebbe picchiato la donna, spesso anche davanti ai figli piccoli. E non solo. In un caso l’avrebbe costretta a scendere dalla macchina sempre davanti ai bambini. E poi c’è l’episodio del telefono cellulare. Secondo la pubblica accusa l’uomo le avrebbe torto una mano per impedirle di usare il telefono cellulare e chiamare i carabinieri. Sarebbe andata avanti per anni, fino a quando lei ha preso i bambini e lo ha lasciato. Poi la denuncia e il successivo procedimento giudiziario con il processo. E sempre, al termine della stessa udienza preliminare, è stato rinviato a giudizio un altro teramano accusato di maltrattamenti nei confronti di mamma e fratello. L’uomo, attualmente, è sottoposto a misura di sicurezza: una perizia lo ha dichiarato processualmente capace, socialmente pericoloso e non imputabile al momento dei fatti. Il nuovo procedimento giudiziario consente di mantenere la misura di sicurezza. Anche in questo caso a denunciare l’uomo sono stati i familiari sottoposti a continue vessazioni e maltrattamenti da parte del loro congiunto. (d.p.)

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