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Colli, 18mila pescaresi senz’acqua «Un dramma se dura tutta l’estate» 

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C’è chi prepara bacinelle e bottiglie di acqua minerale per lavarsi e cucinare. E c’è chi si aiuta col pozzo  E i rubinetti resteranno a secco di notte anche domani, sabato e lunedì a Colle Scorrano e a Colle di Mezzo 

di Cinzia Cordesco

PESCARA. Non piove e le temperature sono bollenti, in questi giorni. La storia si ripete.

Diciottomila pescaresi da ieri fanno di nuovo i conti, come l’estate scorsa, con i rubinetti a secco nelle ore notturne a causa del razionamento delle risorse disposto dall’Aca, l’Azienda consortile acquedottistica che ha reso pubblica la nuova tabella delle chiusure idriche in città e nel Pescarese. Domani, sabato e lunedì saranno ancora giornate d’inferno per i residenti dei Colli, da strada Colle Scorrano e traverse a strada Colle di Mezzo, il quartiere più sofferente della città.

Il serbatoio Valle Furci, che serve il territorio, riduce il flusso di 35 litri al secondo in conseguenza della siccità e della scarsità di precipitazioni. L’Aca invita i cittadini a risparmiare l’acqua, ad evitare gli sprechi e munirsi di autoclavi.

I residenti dei Colli, benché esasperati da una situazione che molto dipende dai capricci climatici, temono ripercussioni prolungate in assenza di pioggia. Come lo scorso anno, quando l’emergenza è durata, per le stesse ragioni, dalla primavera all’autunno.

E allora eccoli pronti con catini, secchi, bottiglie dell’acqua minerale all’occorrenza usate anche per fare la doccia e per lavare i denti.

Chi può, attinge l’acqua dal pozzo nei giardini della dimora di famiglia. È quello che fa Antonio Santavenere, della storica tabaccheria di via di Sotto. Con un secchio o attraverso un sistema elettrico di captazione, l’acqua viene tirata su dalla sorgente che scorre sotto l’abitazione dal 1977. «Questa risorsa idrica viene utilizzata per innaffiare le piante e per lavare l’auto senza toccare l’acqua potabile che in tal modo viene preservata e non sprecata», spiega Santavenere, «è una sorta di autoclave naturale che ci permette di avere sempre l’acqua a disposizione almeno per l’irrigazione». Per tutto il resto, lavarsi e cucinare, si soffre. «Mia suocera che abita in via Colle Innamorati e noi stessi qui, ricorriamo alle bacinelle per la scorta idrica di prima necessità» rivela il tabaccaio.

Al primo giorno di getto ridotto, per ora si dicono fuori dall’emergenza i titolari di un’altra storica attività dei Colli, gli alimentari di strada Colle di Mezzo, rinnovata dai fratelli Francesco e Matteo Carosa. «Ecco, guardi, l’acqua esce dal rubinetto», dicono aprendo il getto, «e di notte, col negozio chiuso non ne abbiamo bisogno. Al contrario invece accade a Rancitelli e San Donato dove l’acqua va via di giorno. I nostri clienti lamentano i disagi e si organizzano con secchi e bacinelle. Chi dimentica di fare gli approvvigionamenti al mattino non riesce neppure a prepararsi un caffè». E in risposta all’Aca: «Non tutti possono permettersi le autoclavi, ma pagare le bollette con questi disservizi è irritante». «Snervante» è invece per Valentino D’Angelomaria, docente di italiano e storia all’Alberghiero, «il filo d’acqua che scende dal rubinetto, preferisco le bacinelle. Anzi», scherza il professore, «meglio le bagnarole di una volta per fare gli approvvigionamenti». Vota per il filo d’acqua, Arturo Trignano del bar Tequila di via Colle di Mezzo «sempre meglio delle interruzioni» taglia corto. Scorte di bottiglie di acqua minerale anche per Jessica Tamante «preoccupata per questa nuova emergenza idrica, speriamo non sia lunga come l’anno scorso». Vive in un palazzo di via di Sotto con l’autoclave, Antonella Stucchi: «La carenza di acqua è un dramma mondiale» analizza, «altro che filo d’acqua. Soprattutto i giovani devono imparare a non sprecare l’unica fonte di vita che abbiamo. Io riciclo ogni litro d’acqua, non spreco nulla».

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