cronaca

Contratti senza tutele, i sindacati: «I lavoratori non devono firmarli» 

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L’appello in piazza di Fiom, Fim e Uilm ai dipendenti delle aziende fuori dagli accordi nazionali Timori anche per lo sblocco dei licenziamenti dopo il Covid e per le conseguenze nel Teramano

di Alessia Marconi

TERAMO. «I contratti gialli piacciono solo ai padroni che risparmiano sui lavoratori»: è il grido d’allarme lanciato ieri mattina in piazza Martiri dalla segreterie provinciali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, che hanno denunciato la diffusione sul territorio della provincia, anche nel settore metalmeccanico, dei cosiddetti “contratti gialli”, ossia quei contratti non sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative né tantomeno dalle associazioni datoriali e che di fatto si traducono in meno diritti e tutele per i lavoratori.

«Abbiamo scoperto che ci sono alcune aziende che subito dopo il rinnovo del contratto collettivo nazionale Fermeccanica e Unionmeccanica, quello sottoscritto dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e da Confindustria, hanno deciso di non applicarlo più ai lavoratori», ha dichiarato Natascia Innamorati della Fiom Cgil, «vogliono infatti applicare i cosiddetti contratti gialli, che sono contratti depositati al Cnel ma che non sono sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più significative né dalla controparte, che in questo caso è appunto Confindustria». Con l’applicazione di questi contratti, che hanno bisogno di essere sottoscritti dai lavoratori, di fatto le aziende si andrebbero a svincolare dai contratti nazionali e da tutti gli accordi che si fanno sui tavoli ministeriali, come quello raggiunto martedì sera e che prevede un impegno delle aziende, prima di procedere a eventuali licenziamenti, a ricorrere a tutti gli ammortizzatori sociali esistenti. Da qui l’appello ai lavoratori a non sottoscrivere i “contratti gialli”, spesso imposti, secondo i sindacati, con lo spettro dei licenziamenti collettivi, e a rivolgersi «ai veri sindacati dei metalmeccanici che sono Fiom, Fim e Uilm».

Ma a preoccupare le organizzazioni sindacali non sono solo i “contratti gialli”. Nonostante l’accordo trovato al ministero sullo sblocco dei licenziamenti dopo l’emergenza Covid, la paura che le aziende preferiscano non ricorrere agli ammortizzatori sociali ma decidano di procedere immediatamente alle riduzioni di personale già a partire da oggi è tanta. «La situazione è molto triste», ha detto Marco Boccanera della Fim Cisl, «tra l’altro ieri siamo stati in un’azienda, la Cefar di Poggio Morello, che ci ha annunciato il licenziamento senza se e senza ma di quattro lavoratori. Ovviamente noi siamo sul piede di guerra e abbiamo chiesto l’applicazione degli ammortizzatori sociali. E la nostra paura è che tra poco cominceranno a farlo anche gli altri. Ci sono realtà dove siamo riusciti a stemperare la situazione con i contratti di solidarietà, come alla Bentel, ma siamo preoccupati. Soprattutto siamo preoccupati di quelle realtà dove non siamo presenti». Tra i problemi che potrebbero favorire i licenziamenti, come evidenziato da Gianluca Di Girolamo della Uilm, anche l’attuale carenza di materie prime e il rincaro dei prezzi. «Purtroppo molte aziende registrano oltre a una carenza di materie prime anche un loro aumento dei prezzi», ha sottolineato, «e questo mette in difficoltà il fatturato e quindi a rischio anche l’occupazione. Tante aziende erano pronte a procedere ai licenziamenti già dal primo di luglio, fortunatamente al ministero le parti sociali sono riuscite a raggiungere un accordo di gestione più ragionevole ma non è scontato che le aziende siano disposte a percorrere questa strada. Dobbiamo monitorare la situazione in quanto sarà molto difficile recuperare i posti di lavoro che verranno persi».

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