cronaca

Fiori bianchi per Amedeo: «Non sarai dimenticato» 

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L’addio al magazziniere morto dopo più di un anno dalla caduta dalla finestra Il parroco: «Te ne sei andato al termine di una lunghissima sofferenza»

L’AQUILA. «Te ne sei andato troppo presto». Nella chiesa di San Sisto risuonano le parole di padre Giovanni davanti al feretro coperto da un cuscino di fiori bianchi. È una delle frasi con cui il sacerdote rivolge l’estremo saluto ad Amedeo Pace, operaio 36enne, morto nella notte tra lunedì e martedì dopo oltre un anno dall’incidente di cui era stato vittima nella frazione di Sassa Scalo. Le parole del commiato terreno sono avvolte dal silenzio commosso dei congiunti del giovane, il padre Osvaldo, la madre Luciana e gli zii Angelo e Vincenzo Di Benedetto, e degli amici che hanno voluto unirsi al loro cordoglio. In tanti si sono ritrovati, sia dentro che all’esterno della chiesa nel rispetto delle disposizioni sul distanziamento anti-contagio, per l’addio ad Amedeo, che nell’ultimo periodo era ospite di una struttura riabilitativa sulla costa teramana. «Te ne sei andato dopo una lunghissima sofferenza», sottolinea il parroco della zona in cui risiede la famiglia, «ma il tuo sacrificio non andrà perduto, non sarai dimenticato finché rimarrai nel cuore dei tuoi genitori, dei parenti e di chi ti ha conosciuto: finché rimarrai nella nostra preghiera». Ritornano così alla memoria i mesi in cui il giovane, magazziniere alla Edimo di San Demetrio ne’ Vestini dopo aver lavorato anche alla LFoundry di Avezzano, ha lottato per superare le conseguenze di un incidente le cui cause non sono state del tutto chiarite. A maggio dell’anno scorso, in piena notte, Amedeo precipitò da una finestra della sua abitazione. Da lì è iniziato il suo calvario. Nessuno assistette alla caduta, il corpo del 36enne fu trovato riverso sull’asfalto e scattò l’allarme. Soccorso dal 118 fu portato in ospedale, venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico, e ricoverato in Rianimazione. Le sue condizioni in miglioramento ne determinarono il trasferimento in Neurochirurgia. Durante la degenza, però, sono emerse complicazioni per le quali il giovane è stato portato nel centro di riabilitazione dove il suo cuore ha smesso di battere. (r.p.)

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