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«Non ci siamo mai arresi Adesso giustizia è fatta»

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la madre e il fratello della vittima 

PESCARA. «Dopo anni di lotta, giustizia terrena è fatta. Certo, Jennifer non ce la ridà nessuno, ma siamo soddisfatti, felici» del risultato raggiunto, cioè della conferma della condanna a trent’anni…

PESCARA. «Dopo anni di lotta, giustizia terrena è fatta. Certo, Jennifer non ce la ridà nessuno, ma siamo soddisfatti, felici» del risultato raggiunto, cioè della conferma della condanna a trent’anni di reclusione per Davide Troilo. La madre e il fratello della 26enne uccisa a coltellate dall’ex fidanzato, Fabiola Bacci e Jonathan Sterlecchini, chiedevano «giustizia» e l’hanno ottenuta. Sono certi che dietro la sentenza di ieri «ci sia la sua mano», la mano di Jennifer, che continuano a sentire vicina. E sono certi di aver fatto bene a perseverare, a non mollare, a crederci. «Manifestazioni, concerti, panchine, mattonelle, trasmissioni televisive, convegni, raccolte di firme: non riusciamo neppure a ricordare tutto quello che abbiamo fatto in questi anni per ricordarla, per sensibilizzare. Tutto è stato utile alla causa», aggiungono madre e figlio assaporando il gusto amaro di un traguardo che è stato sì sperato ma che nasconde un dolore indicibile, quello per la perdita di Jennifer.

«Doveva finire così molto tempo fa», dicono sempre i due commentando la sentenza. Sono arrivati alla giornata di ieri «un po’ stanchi di aspettare. Dopo tante battaglie, tanti chilometri percorsi, l’attesa risulta pesante» e in questo caso i tempi si sono allungati per problemi legati alla mancata trasmissione di documenti alla Corte d’assise d’appello di Perugia. «Da mesi eravamo abbattuti, affranti», raccontano Fabiola e Jonathan. Ma ora «sappiamo che lui dovrà rimanere lì trent’anni e non sarà semplice. Per noi doveva prendere il massimo previsto dalla legge italiana, e così è stato».

Se le cose fossero andate diversamente, se la pena fosse stata ridotta, «sarebbe stata dura», prosegue Jonathan. «Avrei temuto per mia madre, più per lei che per me. E non sarebbe stato bello incontrarlo per strada tra qualche anno».

È il momento dei ringraziamenti, che arrivano direttamente dal cuore, dopo l’ondata di affetto di ieri, quando proprio Jonathan ha diffuso la notizia su Facebook. Ma prima ancora c’è il ringraziamento all’avvocato Rossella Gasbarri, che assiste la famiglia. «Tutto quello che è accaduto lo dobbiamo a lei. E dedichiamo a lei questo risultato. Ci ha detto di crederci, ci ha detto che avremmo potuto farcela, ed è andata così. È stata lei a farci credere nella giustizia. Ma ringraziamo anche la città che ci sta scrivendo in queste ore e che si è stretta a noi. Un ringraziamento corale a tutti coloro che ci sono stati vicini».

C’è un messaggio, nel pronunciamento di ieri, per chi ha vissuto un calvario simile a quello di Fabiola e Jonathan. «La giustizia va cercata. Noi lo abbiamo fatto in tanti modi diversi, nelle piazze, nelle scuole. Se non avessimo fatto tutto ciò che abbiamo fatto, forse sarebbe andata diversamente. Era il nostro modo per chiedere giustizia. Quindi, non bisogna mollare mai, perché poi potreste pentirvene. Ci vuole forza, ma andate ovunque». (f.bu.)

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