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L’esperto: bastano pochi secondi per contagiarsi con la variante

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Parla Grimaldi Primario di malattie infettive all’aquila  

L’AQUILA. «Con la variante Delta c’è una crescita esponenziale della contagiosità. In ambienti chiusi una singola persona può contagiare rapidamente gli altri. Il rischio che in Abruzzo stia…

L’AQUILA. «Con la variante Delta c’è una crescita esponenziale della contagiosità. In ambienti chiusi una singola persona può contagiare rapidamente gli altri. Il rischio che in Abruzzo stia circolando di più rispetto ai numeri che leggiamo è concreto. Il caso della Gran Bretagna, uno dei Paesi che più ha vaccinato al mondo, d’altronde, la dice lunga: a causa della variante ieri hanno avuto un picco di quasi 28mila contagi. Le preoccupazioni maggiori riguardano le persone non vaccinate e quelle che hanno ricevuto una sola dose, perché non hanno copertura».

Il direttore di Malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila, Alessandro Grimaldi (foto), invita a non sottovalutare i rischi derivanti dalla variante Delta.

Grimaldi, quanto è più contagiosa?

«La variante Delta è tra il 30 e il 60% più contagiosa dell’inglese, che a sua volta era il 50% più contagiosa del ceppo originario. C’è una crescita esponenziale della contagiosità. Sembra che nei paesi dove sta colpendo più duramente rimpiazzerà velocemente la variante inglese, che aveva già rimpiazzato il virus di Wuhan».

Ed è anche più pericolosa?

«Non lo sappiamo. Non abbiamo dati per poterlo dire. Ma quando un virus è più contagioso penetra più facilmente nell’organismo, ha più capacità, la carica virale è più alta e, di conseguenza, si suppone che sia più aggressivo. È presto per dirlo, ma non credo, come ogni tanto sento dire, che sia meno pericoloso o che colpisca solo le vie aeree superiori».

Voi addetti ai lavori siete preoccupati?

«Ciò che più preoccupa è che tra la popolazione non vaccinata o tra quella con una sola dose la variante Delta ha una forte capacità di diffusione. La Gran Bretagna dimostra che una sola dose di vaccino non basta. Un mese fa celebravamo il Regno Unito e Israele che sono i paesi al mondo che hanno vaccinato di più, ma lo hanno fatto con una sola dose. La variante ha cambiato le regole del gioco, perché è ormai chiaro che una singola dose non è efficace».

Quindi la variante riduce l’efficacia dei vaccini?

«Riduce solo leggermente l’efficacia complessiva dei vaccini, ma si dimostra inefficace con una singola dose. I più vulnerabili, quindi, sono coloro che non si sono vaccinati o che hanno fatto una sola dose. Nel secondo caso il grado di protezione scende al 30%. Con un ciclo vaccinale completo, invece, la protezione si riduce lievemente, ma è comunque altissima. I vaccini al momento disponibili sono tutti efficaci. La variante, però, ha imposto un cambio di strategia: solo poco fa si era deciso di allungare i tempi per il richiamo dei vaccini a mRna, ma ora questo lascerebbe le persone scoperte e quindi si è scelto di accorciare nuovamente i tempi».

Le mascherine non sono più obbligatorie. In questo momento è stata una mossa sbagliata?

«Forse non era il caso di togliere l’obbligo delle mascherine all’aperto e infatti vedo molte persone che continuano a indossarle. Se al chiuso è indispensabile usarla, all’aperto è ancora importante farlo, soprattutto se ci sono assembramenti o situazioni di rischio. Chi non ha due dosi di vaccino deve continuare a rispettare il distanziamento e a indossare la mascherina. Per un paio di mesi servono ancora sacrifici, che verranno ricompensati quando avremo raggiunto l’immunità. Un aumento dei contagi rischia di compromettere la campagna vaccinale: per aiutare chi sta dando il massimo per vaccinare dobbiamo adottare comportamenti prudenti, intelligenti e responsabili». (l.d.)

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