cronaca

Abitazione ristrutturata in ritardo, risarcito 

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Contestata la pratica avviata dal Comune: Tar e Consiglio di Stato danno ragione al proprietario

L’AQUILA. Un cittadino ha ottenuto dal Comune dell’Aquila un risarcimento di circa 6.000 euro (oltre alle spese legali) per il ritardo causato dall’Ente nella ricostruzione della sua abitazione. L’ultima parola l’ha detta il Consiglio di Stato che due giorni fa ha chiuso una vicenda che è andata avanti per quasi 10 anni. La decisione sembra apparentemente in contrasto con altre più recenti (sia del Tar che dello stesso Consiglio di Stato) che invece hanno negato a diversi aquilani il risarcimento del danno per i ritardi patiti nel rientrare nella casa pre-sisma. L’apparente contraddizione si spiega andando ad approfondire il periodo a cui risale il ritardo lamentato dal cittadino che ha vinto la causa davanti al Consiglio di Stato. Bisogna infatti tornare ai primissimi mesi del post sisma quando per accelerare la ricostruzione fu emessa l’ordinanza 3779 del 2009. Quella norma riguardava soprattutto le abitazioni classificate B (senza danni strutturali). Per avere i soldi bastava presentare una richiesta al Comune (asseverata da un tecnico di fiducia) che avrebbe dovuto esaminare rapidamente (30 giorni) e poi trasmetterla al Commissario di governo (struttura all’epoca guidata da Gianni Chiodi che era anche il presidente della giunta regionale) che avrebbe “pagato”. Questo modo di operare fu stoppato quando ci si accorse che la cosa era diventata incontrollabile e nacque la famosa “filiera” per “esaminare” le pratiche e tagliare le richieste esose. Il Comune peraltro aveva trenta giorni per l’esame dell’incartamento, se non riusciva a farlo (nell’immediato post sisma la situazione degli uffici non era certo normale) scattava il silenzio assenso per cui la struttura commissariale liquidava in pratica quello che il privato chiedeva. Per tornare al caso specifico il cittadino al centro della vicenda legale lamentò il fatto che il Comune aveva trasmesso la sua pratica (presentata nel 2010 ma a cui è stata applicata la norma della 3779) al Commissario con 600 giorni di ritardo (per sbloccare la situazione il Tar dovette nominare un commissario ad acta) cosa che lo fece tornare nella sua casa con due anni di ritardo. Nel 2012 il Tar si pronuncia per la prima volta e dà ragione al cittadino rinviando a un nuovo esame l’accertamento del danno. Ma qui c’è un piccolo colpo di scena: il ricorrente chiede solo 2.000 euro di danni affermando che non ha interesse ai soldi ma che gli interessa solo che i giudici amministrativi “certifichino” il comportamento poco corretto dell’Ente. Il Tar concede i 2.000 euro senza un ulteriore approfondimento istruttorio. Il Comune fa ricorso al Consiglio di Stato sostenendo fra l’altro che nel periodo “del ritardo” il cittadino avrebbe comunque usufruito di oltre 40.000 euro di autonoma sistemazione e quindi non ci sarebbe danno patrimoniale. Ora fa il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso del Comune e lo ha condannato a pagare al cittadino una ulteriore somma di 4.000 euro più altri 4.000 di spese legali. (g.p.)

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