cronaca

Covid, monitoraggio Gimbe: +61% di nuovi casi, ma calano i ricoveri e i decessi. A picco le prime dosi: -73%

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Da una settimana in qua i nuovi casi di coronavirus sono aumenti del 61,4%. Un’impennata a fronte della quale però – è la buona notizia – continuano a calare i decessi (-35,8%), il totale degli attualmente positivi (-4,5%), i pazienti in terapia intensiva (-16%), i ricoverati con sintomi nei reparti ordinari (-11,3%), le persone in isolamento domiciliare (-4,3%).

Le uniche due regioni che si “salvano” dall’incremento percentuale dei nuovi contagi rispetto alla settimana precedente per la progressiva diffusione della variante Delta sono la Basilicata e la Valle D’Aosta. Mentre il Molise ha il record di aumento dei casi (+271,4%), seguito dalla Sardegna (+202,7%), dal Veneto (+122,8%), dal Lazio (+107,5%), dalla Liguria (+104,4%).

Sono i dati che emergono dal monitoraggio indipendente condotto dalla Fondazione Gimbe nella settimana che va dal 7 al 13 luglio in rapporto alla precedente.

Più casi, meno tamponi

“Sul fronte dei nuovi casi – spiega analizzando i numeri Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si registra un netto incremento settimanale, peraltro sottostimato da un’attività di testing in continuo calo, che rende impossibile un tracciamento adeguato dei contatti”.  Dall’inizio di maggio il numero di persone testate settimanalmente si è infatti progressivamente ridotto del 56,3%, passando da 662.549 a 289.869.

“Il trend dei pazienti ospedalizzati – afferma Renata Gili, responsabile ricerca sui servizi sanitari della Fondazione Gimbe – prosegue la sua discesa sia in area medica che in terapia intensiva, dove l’occupazione di posti letto da parte dei pazienti Covid si attesta al 2 per cento”. Tutte le Regioni registrano valori inferiori al 10 per cento per l’area medica e al 5 per cento per le terapie intensive nelle quali sono 7 le Regioni che non contano pazienti Covid. “Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – spiega Marco Mosti, direttore operativo della Fondazione Gimbe – in calo da oltre 3 mesi, nell’ultima settimana hanno registrato un lieve incremento con la media mobile a una settimana che è di 7 ingressi al giorno rispetto ai 5 della settimana precedente”.

Vaccini: a picco le prime dosi

Quanto ai vaccini nell’ultima settimana il numero di somministrazioni è rimasto stabile con una media di poco inferiore alle 550 mila inoculazioni al giorno. L’oscillazione pressoché nulla, spiegano da Gimbe, dipende sia dalla crescente diffidenza degli over 60 verso i vaccini a vettore adenovirale (2,7 milioni di dosi disponibili), sia per la necessità di accantonare oltre 2,16 milioni di dosi di vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna) per i richiami, viste le incertezze sulle forniture che impongono alle Regioni continui stop & go delle agende. “In questo scenario – spiega Mosti – la percentuale di prime dosi sul totale delle dosi somministrate è in progressiva riduzione da 4 settimane consecutive: dalle 2.955.191 prime dosi della settimana 7-13 giugno (74 per cento del totale) si è passati alle 809.518 della settimana 5-11 luglio (22 per cento del totale), con un calo del 73%”.

Al 14 luglio sono state consegnate 63.659.024 dosi di vaccino anti Covid. “Al momento – sostiene la Fondazione – è impossibile fare previsioni per il 3 trimestre visto che l’ultimo aggiornamento del piano delle forniture risale allo scorso 23 aprile e, in assenza di un consuntivo ufficiale, non è noto se le 15,2 milioni di dosi non consegnate nel 2 trimestre saranno recuperate o meno nei prossimi mesi”.

Inoltre, prosegue l’istituto, le stime di oltre 94 milioni di dosi per il terzo trimestre non sono realistiche in quanto includono 6,64 milioni di dosi del vaccino di CureVac che non ha superato i test clinici e 42 milioni di dosi di vaccini a vettore adenovirale per i quali è stata ventilata la sospensione delle consegne per mancato utilizzo da parte delle Regioni. In altri termini, nel terzo trimestre potremmo disporre solo di 45,5 milioni di dosi di vaccini a mRNA, anche se la Ue ha chiesto maggiori forniture e il premier Mario Draghi si è speso per potenziare gli arrivi in Italia.

Al momento (ore 11 del 15 luglio) il totale delle somministrazioni sta per toccare quota 60 milioni. Sono poco più di 25 milioni i cittadini che hanno completato invece l’intero ciclo vaccinale.

Green pass alla francese: “Utile ma ora inapplicabile”

Quanto alla possibile estensione del green pass sul modello francese Cartabellotta spiega: “Se per limitare la circolazione del virus rimangono fondamentali i comportamenti virtuosi, l’utilizzo del Green Pass sul modello francese per l’accesso a bar, ristoranti e altre attività, seppur auspicabile è poco applicabile a breve termine per vari ostacoli che dovrebbero essere fronteggiati e rimossi”.In primis: “L’indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni” che “genera un rischio di discriminazione”. In secondo luogo, per il presidente della Fondazione “servono strumenti e risorse per controlli serrati e sistematici”. Infine, dice, “manca una legge sull’obbligo vaccinale per chi svolge mansioni a contatto col pubblico. Ed è indispensabile rimettere al centro dell’agenda politica il tema scuole: in assenza dei mancati adeguamenti strutturali e organizzativi – avverte Cartabellotta – per il prossimo anno scolastico c’è il rischio concreto di dovere ricorrere nuovamente alla didattica a distanza, considerato anche che il 75% circa della popolazione 12-19 ed oltre 216 mila persone impiegate nella scuola (14,8%) non hanno ancora ricevuto neppure una dose di vaccino”.

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