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L’AQUILA: MASSIMINI-DE AMICIS, “CASI DI VIOLENZA GIOVANILE IN UNA CITTA’ SEMPRE PIU’ PRECARIZZATA”

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L’AQUILA – “Ogni fatto di cronaca diventa occasione per ideologie contrastati. Si sa che l’ideologia è spesso falsa coscienza. Oggi la falsa coscienza è sparsa a piene mani. Guardiamo gli ultimi fatti della città, tra risse tra giovanissimi e spedizioni punitive che coinvolgono sempre i giovanissimi e che pongono una serie di interrogativi di varia natura. Essi hanno a che fare con le politiche socio-economiche di carattere strutturale, lo stato di salute delle città, la sua capacità di accoglienza e di vivibilità, le reazioni psicosociali delle nuove generazioni a queste torsioni che verticalmente aggrediscono questo corpo sociale ormai destrutturato”.

Lo affermano in una riflessione scritta per AbruzzoWeb.it Tina Massimini e Alfonso De Amicis, esponenti di lungo corso della sinistra aquilana. I due intervengono così sui recenti fatti di cronaca nel capoluogo abruzzese, L’Aquila, che hanno visti “protagonisti”, purtroppo in negativo e non per la prima volta, i più giovani, con risse e spedizioni punitive che hanno mostrato quanto siano in difficoltà certe fasce della popolazione in una città che è ancora impegnata, per non dire impantanata, in un processo di ricostruzione post-sisma a cui si è aggiunta l’emergenza Covid-19 con tutte le conseguenze negative che questa porta con sé non soltanto in ambito sanitario, ma anche sociale ed economico.

“Come da costume trentennale le polemiche si trasformano in campi apparentemente contrastanti e viceversa tornano utili per mobilitare opposte tifoserie. A nessuno viene in mente (ma come poteva succedere altrimenti), mettere in discussione trent’anni di politiche di austerità messe su contro i giovani e sulle loro aspirazioni? A partire dal pacchetto Treu e successivamente con la legge Biagi fino ai provvedimenti del Jobs Act, oltre al Trattato di Maastricht, ossia tutto ciò che non solo ha precarizzato qualsiasi rapporto di lavoro, ma ha avuto una funzione pedagogica ed educativa al fine di far accettare la precarizzazione come un elemento naturale”, spiegano Massimini e De Amicis – ‘Generazioni convintamente educate alla precarizzazione e alla deflazione salariale in un contento di cambio di paradigma economico basato sull’esportazione e dunque su bassi salari… Sono passati cinquant’anni di deflazione salariale e di deflazione salariale e di precarizzazione lavorativa, la marxiana liquidità della forza lavoro che impedisce di metter su famiglia in un contesto fortemente deteriorato e di fare figli. Cinquant’anni perduti del Paese, per immolarsi a rendita e profitto industriale spostato all’estero’, per dirla con l’economista Pasquale Cicalese“.

“A questa disastrosa condizione storica ed economica – aggiungono – si è accompagnata da anni la politica di gentrificazione delle città. Cioè trasformazioni di interi quartieri popolari o delle stesse città storiche in zone apparentemente di pregio, con conseguente cambiamento della composizione sociale di quartieri o della intera città e quindi anche cambiamenti di rendita e profittabilità maggiore della stessa. Questi cambiamenti hanno portato a politiche repressive e di isolamento e allontanamento di interi settori sociali, soprattutto giovanili, un processo che aggredisce le città storiche da anni. L’Aquila ha solo rimandato questa aggressione per via del terremoto del 2009, anche se da tempo era in incubazione e solo i ciechi o gli sciocchi non hanno visto o non hanno voluto vedere. Basterebbe un minimo di memoria, o per chi non la possiede o fa finta di non ricordare, andare a spulciare le cronache degli anni duemila. E si vedrà che già allora le tensioni tra giovani erano all’ordine del giorno. Sinceramente chieder l’intervento della cosiddetta politica è come chiedere l’intervento Henri Landru (criminale e assassino seriale francese, ndr) a protettore delle donne. La politique politicienne non si batte con edulcorazioni o finte contrapposizioni, ma in un corpo a corpo nella società, nelle scuole nei quartieri, sotto i portici. Ammesso che si abbiano forza e voglia di farlo, ma la strada è quella: bisogna mettere in discussione radicale tutte quelle politiche che hanno precarizzato la vita delle nuove e passate generazioni”.

“E sarà davvero tale solo ed esclusivamente se non si si limiterà ai giochi di prestigio e di parole solo per alimentare, come si diceva sopra, le rispettive tifoserie. Paradigma comunicativo per mantenere lo status quo di due finte alternative. Cioè alternanza”, concludono Massimini e De Amicis.

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