cronaca

Anac bacchetta il Comune sugli incarichi ad Amorosi 

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L’Autorità nazionale anticorruzione stabilisce l’inconferibilità dopo la condanna Sotto esame i ruoli di capo dipartimento servizi al cittadino e studi e ricerche

di Enrico Nardecchia

L’AQUILA. Il Comune ha agito in buona fede, ma non poteva attribuire incarichi di nessuna natura, compresi quelli che non comportano l’esercizio diretto di funzioni di gestione, al dirigente condannato a dieci mesi di reclusione il 30 giugno 2020 (pena sospesa) per peculato con interdizione per un anno dai pubblici uffici, sebbene soltanto in primo grado. È quanto, in estrema sintesi, ha stabilito l’Autorità nazionale anticorruzione, che si è pronunciata su una questione che ha fatto molto discutere in città. Si tratta, in particolare, della posizione del dirigente Tiziano Amorosi, designato dal Comune quale capo dipartimento dei Servizi al cittadino e dirigente del settore studi e ricerche interdisciplinari e coordinamento dell’attuazione del programma di governo.

IL CASO. La segnalazione all’Anac ha fatto scattare l’avvio del cosiddetto procedimento di vigilanza, nell’ambito del quale le parti hanno potuto esprimere nel contraddittorio le loro posizioni. Nel mirino, più nel dettaglio, sono finiti i decreti del sindaco dell’agosto dello scorso anno quando, nel giro di una settimana, Amorosi è stato destinato all’attività di studio e ricerca con applicazione dell’inconferibilità delle funzioni previste dal decreto 39 per un anno. Inoltre, lo stesso dirigente è stato assegnato sia al settore Studi sia al dipartimento Servizi al cittadino, con esclusione di alcune funzioni. Al termine dell’istruttoria, l’Anac ha deliberato l’inconferibilità degli incarichi.

LA POLEMICA. Dopo la condanna in primo grado a carico di Amorosi – relativa all’utilizzo dell’auto di servizio, ai tempi in cui operava nell’amministrazione provinciale, in due occasioni per scopi privati, con viaggi da e per l’aeroporto di Pescara – si era scatenata una polemica politica con mezza opposizione insorta per chiedere l’applicazione della legge Severino. L’iniziativa di parte dell’opposizione fu assunta da Stefano Palumbo, Stefano Albano, Giustino Masciocco, Paolo Romano, Elisabetta Vicini, Edlira Banushaj e Carla Cimoroni. Grandi assenti (oltre ai consiglieri del Passo Possibile) Lelio De Santis e Angelo Mancini. I firmatari del documento chiedevano la sospensione «visti gli incarichi al settore economico e finanziario dell’ente nonché a capo della polizia municipale». Il caso approdò anche in commissione di Garanzia.

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