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Crepe e buche, sul viadotto a 30 all’ora 

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Si aggravano le condizioni del ponte Gran Sasso già a rischio da tre anni, Rispoli: in partenza nuovi controlli sulla frana

di Pietro Lambertini

CHIETI. Le crepe sono diventate più grandi e gli avvallamenti sull’asfalto più profondi. Si aggravano le condizioni del viadotto Gran Sasso: adesso c’è anche l’obbligo di andare a 30 all’ora per evitare danni ad auto e moto. «La situazione è peggiorata», conferma l’assessore ai lavori pubblici Stefano Rispoli, «non possiamo intervenire neanche per livellare l’asfalto altrimenti si appesantirebbe il carico: dobbiamo aspettare».

Da tre anni il ponte, al di sotto di una collina che scivola verso il basso come raccontano i segni su almeno 7 palazzi, è considerato a rischio e avrebbe bisogno di almeno 670mila euro di lavori. Questa la somma richiesta dall’ex sindaco Umberto Di Primio al governo dell’ex premier Giuseppe Conte. Ma quei soldi necessari a rimuovere le «notevoli criticità» del cavalcavia non sono mai arrivati. A chiedere un dossier sullo stato di salute di viadotti e sottopassi era stato proprio il governo dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi a Genova, il 14 agosto 2018. Di Primio aveva chiesto 4 milioni (1.030.000 per Madonna delle Piane, 670mila euro per via Gran Sasso e 2,3 milioni per i sottopassi). Il capitolo sul ponte Gran Sasso recita: «Il viadotto presenta notevoli criticità (in particolare in corrispondenza dei giunti). Si evidenzia il tratto viario lesionato e degradato, le armature ossidate per assenza di copriferro a causa di infiltrazioni d’acqua e il guard rail deformato. Il tratto pedonale, in un lato del viadotto, risulta interdetto al passaggio». Per dare più forza alla richiesta di fondi, Di Primio aveva mostrato che il cemento del viadotto che porta in centro si può staccare a mani nude.

Il primo a segnalare l’«instabilità» della zona del viadotto, con una lettera al Comune nel 2017 e nel 2018, era stato un ingegnere incaricato dai residenti dei palazzi vicini di fare una perizia sugli edifici lesionati dalle crepe: «Su via Gran Sasso, in corrispondenza del civico 126, si evidenzia un avvallamento della carreggiata stradale legato al cedimento del sottostante terreno nonché cedimenti nei muri di sostegno del terrapieno e della parte di edifico prospiciente», dice l’analisi di Giuseppe Matricardi. Secondo quella lettera, le prove della frana della collina sarebbero proprio le fratture in via Gran Sasso: «Un segno evidente del fenomeno viene colto osservando l’abbassamento del tratto di strada comunale di via Gran Sasso in corrispondenza del civico 126 che, a detta dei residenti, si è riformato puntualmente dopo ogni sistemazione».

Adesso, a distanza di tre anni, le crepe e gli avvallamenti diventano allarmanti: è il segno che il dissesto c’è ancora. L’amministrazione Di Primio aveva avviato, nel 2019, i primi controlli affidando al geologo Fabio Colantonio lo studio di vulnerabilità idrogeologica. La prima parte della consulenza ha riguardato la zona di via Fonte Vecchia, via Olivieri fino a via Arenazze ed è stata completata. Ora, da settembre, partirà la seconda parte dedicata all’area del cavalcavia. «Siamo pronti ad ampliare lo studio e ora», dice Rispoli, «stiamo valutando dove mettere i sensori per controllare i movimento del terreno. Al termine faremo un progetto definitivo per l’intera zona. L’incarico per lo studio sarà affidato dopo l’approvazione del bilancio».

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